Denso, i sindacati vogliono lo stato di crisi

27 Maggio 2021

Le rsu formalizzano la richiesta all’azienda. Biscotti (Cisl): «Le speranze sono riposte nel ministero»

SAN SALVO. Un invito all’azienda a dichiarare lo stato di crisi presso i ministeri competenti. È la richiesta fatta alla Denso dalle rsu di fabbrica al termine degli ultimi due incontri. A detta dei sindacati è un passo necessario per poter affrontare la difficile situazione nella sua interezza. La Denso è stata invitata anche a presentare istanza per un eventuale rifinanziamento dello scivolo pensionistico.
Tempi bui per i lavoratori del colosso nipponico, perché la direzione aziendale ha illustrato un massiccio calendario di ricorsi alla cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali coinvolgono il 70% dei dipendenti. A agosto è in programma un lungo periodo di ferie. Alcuni lavoratori si fermeranno dal 9 al 20 agosto, altri addirittura dal 2 al 20 agosto. Quello che spaventa di più però è il futuro, e in particolare il piano industriale 2021-2023 e la gestione dei 200 esuberi dichiarati dall'azienda. I sindacati lamentano il «navigare a vista» dell’azienda.
Il finanziamento per lo scivolo pensionistico (contratto di espansione), a cui l’azienda era intenzionata ad accedere, in realtà è finito. La Denso ha escluso l’utilizzo dell'isopensione (pensione anticipa a spese della Denso) perché troppo costoso, ed è incerta sull’eventuale esodo volontario. Grande è il disappunto del sindacato.
In programma c’è un nuovo incontro il 7 giugno, ma nel frattempo le rsu sperano che la Denso dichiari lo stato di crisi e contestualmente presenti il piano industriale. I rappresentanti sindacali provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno delegato i segretari nazionali a chiedere un incontro urgente con il ministro Giancarlo Giorgetti.
Dopo l’annuncio del duecento esuberi la Denso purtroppo tace sui futuri investimenti e sulla produzione di motori elettrici. Nessuna risposta sulla localizzazione scelta. In fabbrica, a causa della crisi dell’automotive, il 70% dei lavoratori come detto è in cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali vengono applicati a macchia di leopardo. I problemi più grossi sono nel reparto alternatori e piccoli motori. Vanno meglio le cose nelle linee dei motori d'avviamento. «Le nostre speranze sono riposte nel ministero», dice Primiano Biscotti della Cisl, «l’incognita del futuro spaventa». ( p.c.)