Denso, in 65 verso la pensione anticipata

I sindacati restano preoccupati: «Ancora in bilico il futuro di 135 dipendenti, vogliamo che l’azienda faccia chiarezza»
SAN SALVO. Ultimo giorno di ferie per molti lavoratori del Vastese. Domani riaprono le fabbriche e sui colossi grava l’incognita degli esuberi. Per la Denso anche agosto è stato un periodo di importanti novità. Il 13 agosto è stato firmato il contratto di espansione che prevede 65 scivoli volontari verso la pensione. Lo scivolo pensionistico del governo Draghi permette alle imprese con un organico superiore a 1000 unità e con progetti di reindustrializzazione e riorganizzazione di anticipare l’uscita dei propri dipendenti con 5 anni di anticipo rispetto all’età ordinaria.
I sindacati non sono tuttavia ancora soddisfatti. In questi giorni riprenderà quindi la discussione. «Ammesso», spiega il segretario provinciale della Fim Cisl, Primiano Biscotti, «che escano volontariamente dalla fabbrica 65 lavoratori, resta da definire la posizione di altri 135 dipendenti. Il numero dei contratti di espansione è ancora lontano dai 200 esuberi dichiarati dall’azienda».
Il 19 luglio, pochi giorni prima delle ferie, c’è stata una massiccia partecipazione dei lavoratori della Denso allo sciopero proclamato dalle Rsu di Cgil, Cisl e Uil. Non sono solo gli esuberi a preoccupare ma il futuro della fabbrica di Piana Sant'Angelo. I sindacati hanno programmato una serie di incontri a San Salvo. Le Rsu hanno più volte ribadito che la fabbrica di San Salvo è pronta ad accogliere la sfida dell'elettrificazione. I rappresentanti sindacali provinciali e nazionali continuano a interfacciarsi con il ministero dello Sviluppo economico e con il ministero del Lavoro invocando risposte e certezze sul futuro dello stabilimento di San Salvo. Lo sciopero fatto a luglio ha voluto essere un segnale per dire all’azienda che la forza lavoro della Denso Manufacturing di San Salvo vuole essere protagonisti nel piano di elettrificazione in Europa e non può permettersi di perdere posti di lavoro. E sulla minaccia dei posti a rischio sono intervenuti qualche settimana fa anche Antonio Ingroia e Azione Civile – Popolo per la Costituzione Abruzzo. «Nessun posto di lavoro sia toccato», ha scritto in una nota il movimento, «lo sblocco dei licenziamenti deciso dal governo Draghi, il gravissimo accordo tra lo stesso governo, i sindacati confederali e Confindustria e la crisi economica e sanitaria stanno disvelando i loro devastanti effetti anche in Abruzzo. Tante sono le vertenze e gli allarmi in atto, soprattutto in provincia di Chieti a partire dalle zone industriali di Piana Sant'Angelo a San Salvo e di Val di Sangro. Centinaia di posti di lavoro rischiano di essere cancellati. Tutto questo è inaccettabile, non devono essere i lavoratori a pagare il costo della crisi e di politiche economiche ed industriali che tutto sono tranne che politiche».

