Denso, ora trema anche l’indotto «Oltre 5mila famiglie in ansia»

AssoVasto lancia l’allarme: «Scenda in campo la politica per evitare la fuga delle multinazionali» Gli imprenditori: «La Regione deve ridare dignità alle aree industriali, non c’è tempo da perdere»
SAN SALVO. Il nuovo motore elettrico della Denso potrebbe parlare ungherese. L’azienda non si è ancora pronunciata, ma lo stabilmento Denso di Szekesfehervar, inaugurato nel 2008, è un concorrente spietato per la fabbrica di San Salvo al pari della Spagna. A parere dei sindacati è il risultato di una politica che da 20 anni è assente e ha dimenticato il Vastese. E adesso il rischio è che le multinazionali scappino. Mentre la fabbrica di San Salvo riduce il personale (in poco tempo usciranno dalla Denso 200 lavoratori), l’indotto comincia a tremare. Il settore dell’automotive è al centro della dicotomia fra crisi dei semiconduttori e la costante ascesa dell’elettrico. L’Italia è in ritardo e per questo motivo l’Abruzzo, come il vicino Molise, rischiano di perdere tantissima forza lavoro. Cinquemila famiglie sono in ansia.
Dice Giuseppe La Rana, direttore di AssoVasto, il sodalizio che raggruppa 102 piccole e medie aziende dell’indotto (5221 dipendenti) presieduto da Alessandro Grassi: «Nonostante l’automotive rappresenti il primo settore industriale italiano e del Vastese, mancano una regia ed una strategia per uscire da questa fase di colpevole indifferenza verso le sorti di centinaia di posti di lavoro e decine di imprese del territorio. Incredibile che a livello nazionale il tavolo sull’automotive messo in piedi al ministero dello Sviluppo Economico si sia riunito solo una volta, nel mese di luglio», riflette La Rana. La Denso ha grandi progetti sull’elettrico con Mazda e Toyota. «A San Salvo», afferma il direttore di AssoVasto, «occorre riconvertire parte della produzione dedicata finora solo ad alternatori e motorini di avviamento. Ma c’è bisogno di allargare il coinvolgimento a tutto il territorio».
A parere di AssoVasto la Regione dovrebbe prendere ad esempio l’Emilia Romagna. «La motor valley emiliana sta facendo sistema per attirare investimenti stranieri», spiega La Rana. «Tutto il tessuto produttivo sta cambiando pelle grazie alla spinta di grandi marchi (Ferrari e Lamborghini) e una politica regionale, quella dell’Emilia. che cerca di finalizzare i fondi europei sulla riconversione. A breve sempre in Romagna aprirà la prima fabbrica di supercar elettriche e sono già partite le prime assunzioni. Le università emiliane e i grandi marchi dell’auto hanno creato il Muner, la Motorvehicle University dell’Emilia Romagna. Anche gli imprenditori del territorio si muovono ed a Modena e già nata Reinova, un’azienda innovativa che collauda e omologa le batterie. L’Abruzzo ha le potenzialità per fare lo stesso. Che aspetta la Regione a fare sistema coinvolgendo anche l'Università? Non c'è più tempo da perdere».
Gli imprenditori di AssoVasto sono d’accordo con i sindacati: «La Regione deve ridare dignità alle aree industriali e avviare iniziative per evitare la fuga dei colossi» .
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