Deposito di coke al porto La Regione chiede altri dati

27 Settembre 2015

All’esame della commissione il piano di ampliamento dell’impianto Nervegna Arduini (Wwf): siamo preoccupati, per progetti del genere ci vuole anche la Via

ORTONA. Si dovranno acquisire alcuni dati prima di un giudizio definitivo. È questa la decisione della Commissione di valutazione regionale, che si è riunita per esaminare il progetto di ampliamento stoccaggio di petcoke, da 18mila a 28mila metri cubi, del deposito dei Fratelli Nervegna Autotrasporti, situata nella zona industriale di Ortona. La società ortonese ha creato un deposito di cereali, farine di soia, coke di petrolio, carbone, materiali inerti, sale e argille, per lo stoccaggio delle merci movimentate nell’ambito dell’attività portuale. L’obiettivo è quello di utilizzare anche il terzo capannone da realizzare, per lo stoccaggio di coke di petrolio/carbone fino a 28mila metri cubi. E così ha chiesto la procedura di verifica di assoggettabilità, su cui però la Commissione ha deciso di attendere prima di pronunciarsi.

L’idea dei Nervegna, per di più, deve scontrarsi con una serie di polemiche, come quella mossa dal Wwf-zona frentana e Costa teatina onlus. L’associazione ambientale ha inviato le proprie osservazioni in critica alla Commissione di valutazione della Regione, chiedendo di considerare l’effetto cumulo di petcoke al porto, luogo di carico e scarico, e su via Cervana. In queste aree confluiscono infatti ben due progetti inerenti lo stoccaggio di petcoke.

«Oltre i 40mila metri cubi annui, non basta più una semplice valutazione di assoggettabilità, ma ci vuole una Valutazione d’impatto ambientale» sostiene Fabrizia Arduini, presidente dell’associazione Wwf. «Nel petcoke ci sono lo zolfo, nichel, vanadio, cromo e soprattutto benzopirene, una sostanza definita dall’Osha, ente statunitense per la sicurezza sul lavoro, cancerogena altamente pericolosa», avverte. «Il petcoke va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili che provocano allergie e diverse malattie dell’apparato respiratorio. Lo stesso Tar della Calabria, nel 2009, descrive il petcoke come elemento inquinante e pericoloso».

Ma leggendo la relazione istruttoria redatta della Commissione regionale di valutazione, non appaiono identificabili rischi biologici per l’uomo e per l’ambiente, data la tipologia delle attività. «Solo perché la società proponente assicura che sarà fatto tutto a regola d’arte, e neanche una granello di petcoke volerà in aria» aggiunge Arduini. Poi la presidente del Wwf-zona frentana e Costa teatina conclude: «Le ultime amministrazioni comunali di Ortona hanno latitato e i nostri appelli sono caduti finora nel vuoto». Pertanto sulla vicenda regna pessimismo: «La speranza che questo rinvio di giudizio diventi un no per la prossima Commissione regionale di valutazione, è davvero poca».

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