Depurazione, la gestione all’Aca: «Subito gli interventi sulle reti»

11 Aprile 2023

Sottoscritto l’accordo per Valle Para, poi toccherà agli impianti di Buon Consiglio e San Martino Brandelli: «Chieti è il territorio più critico, qui focalizzeremo risorse e progetti per ridurre le perdite»

CHIETI. La gestione dei depuratori passa dal Consorzio di bonifica all’Aca, l’Azienda consortile acquedottistica che già controlla la rete idrica in città. Il primo accordo, relativo all’impianto di Valle Para, è stato firmato, ma dalle perizie tecniche è emersa le necessità di interventi di ristrutturazione che, come stima la presidente dell’Aca Giovanna Brandelli, ammontano a circa 600mila euro che dovranno essere ridistribuiti tra gli enti coinvolti. Il prossimo passaggio sarà il trasferimento delle strutture di Buon Consiglio e San Martino.
LA GESTIONE DEI REFLUI
«Ci siamo incamminati su questo percorso», spiega Brandelli, «perché è corretto che l’ente gestore del servizio idrico integrato si occupi anche della depurazione dei reflui. All’atto del trasferimento delle reti, nel luglio 2017, la gestione dei depuratori era rimasta in maniera anomala nelle mani del Consorzio di bonifica». Il passaggio di gestione del depuratore di Valle Para è stato certificato con un accordo, sottoscritto il 31 marzo scorso, tra l’Ersi (l’Ente regionale per il servizio idrico integrato), l’Aca e il Consorzio di bonifica. A giorni seguirà il trasferimento dell’impianto di Buon Consiglio, di proprietà del Comune. Invece per la terza struttura di San Martino i tempi sono più lunghi. In passato la gestione dei depuratori era finita anche al centro di un’indagine della Forestale. «Avremmo dovuto trovare una macchina perfettamente funzionante», sottolinea Brandelli, «con strutture in buono stato, visto che la normativa prevede che l’ente gestore, il Consorzio di bonifica, avrebbe dovuto riversare una parte degli incassi delle tariffe sull’adeguamento degli impianti. Ma questo non è successo e adesso l’Aca, che è un soggetto anticipatore, dovrà sostenere le spese e poi ripartire i relativi costi. Ci stiamo sforzando tutti di riportare l’impiantistica su un binario di efficienza e regolarità. Noi applichiamo le norme, sotto l’imput di Ersi, il braccio operativo della Regione, che a sua volta riceve le direttive dall’Arera».
SPRECHI I DRICI
Un’altra fetta importante del servizio idrico riguarda l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua potabile e, quindi, il controllo delle portate e la prevenzione delle perdite, anche in ragione del primato negativo di Chieti, città con la percentuale più alta di sprechi di acqua pubblica in Italia. «Abbiamo fatto una ricognizione con gli ultrasuoni», aggiunge Brandelli, «stiamo intervenendo e abbiamo già speso molto. Chieti è il territorio più critico e qui focalizzeremo risorse e progetti. Il 70% delle perdite idriche viene da utenze non contabilizzate: la perdita è quello che si prende nella sorgente meno quello che fatturo, quindi compresa l’acqua che esce dalle fontanelle senza contatore. Chieti è il primo comune su cui effettueremo gli interventi finanziati con il Pnrr, che partiranno subito. Questa è una battaglia di civiltà, un tavolo a cui finalmente siedono tutti senza bandierine». I fondi del Pnrr serviranno per la digitalizzazione delle reti: «Si crea il modello digitale della rete», prosegue Brandelli, «si individuano i punti di fragilità e si allestiscono i sistemi di misurazione, riuscendo a prevedere le zone critiche e operare sostituzioni mirate». Ma, lavori a parte, esistono anche degli accorgimenti tecnici per limitare gli sprechi: «I sindaci devono convenire che nelle fontane ornamentali è bene che ci siano i ricircoli», conclude Brandelli, «mentre le fontanine non possono rimanere a portata libera, ma si devono azionare con un rubinetto. Abbiamo dato degli indirizzi ai Comuni, guardando sempre il mondo con gli occhi dei nostri figli, pensando a cosa arriverà loro tra 20 anni. Adesso tocca a loro fare gli interventi».
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