Deserta anche la terza asta sull’ex Negri Sud

Santa Maria Imbaro. Niente vendita, per ora, dell’immobile che ha ospitato l’istituto di ricerca scientifica
SANTA MARIA IMBARO. Tutto da rifare, ancora una volta, per la vendita del complesso immobiliare che ha ospitato, dal 1980 al 2015, l'istituto di ricerca scientifica e farmacologica Mario Negri Sud. Al 20 aprile scorso (la chiusura dei termini per la presentazione delle offerte era datata il 15) non c'è stata alcuna busta da aprire nella sede della Provincia, in corso Marrucino a Chieti: il bando è andato deserto, così come la volta precedente.
E si apre quindi una nuova fase per l'ente che da anni tenta di vendere i suoi "gioielli di famiglia", tra cui il più prezioso è quasi certamente il complesso di Santa Maria Imbaro, per ricavare fondi utili da destinare ai lavori di manutenzione sul territorio. L'idea è quella di "spacchettare" il complesso di 55mila metri quadri che comprende, oltre all'edificio centrale, anche mensa, cucina, laboratori, stabulario, biblioteca, auditorium e alloggi per i ricercatori e di vendere in sezioni oppure fare canoni locativi. Ma il bando è ancora tutto da costruire.
«Il carattere scientifico e di ricerca dell'immobile resta sempre quello», commenta il presidente della Provincia, Mario Pupillo, «ma d'ora in poi potremo procedere anche con altri tipi di soluzioni di vendita o di locazione, siamo più liberi di poter articolare una proposta in base alle offerte che ci verranno presentate».
E in attesa che si pronunci il tribunale di Lanciano sulla questione dell'usufrutto di cui godrebbe ancora la Fondazione Negri Sud, i rapporti con i commissari liquidatori si sarebbero distesi. «C'è massima collaborazione», rimarca Pupillo. I liquidatori subentrati con la dichiarazione di fallimento dell'istituto di ricerca, puntano sulla vendita del complesso anche per ripianare il debito accumulato nei confronti degli ex 110 dipendenti e scienziati del prestigioso centro di ricerca che, ad oggi, non avrebbero percepito un euro, per un ammontare del debito generale di oltre un milione di euro.
L'immobile è al suo terzo bando di vendita. Lo scorso settembre a presentare un'offerta era stata l'associazione Amil Lazio (Associazione mutilati e invalidi del lavoro orfani e vedove) che tuttavia aveva versato, come deposito cauzionale, un assegno bancario che si era poi rivelato scoperto. L'acquisto, con una base d'asta di 10.729.260 euro, era stato quindi annullato.
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