Di Federico, l’alpinista che sfidò l’Himalaya

Guida alpina, scalatore, istruttore e scrittore: il mio posto su una parete di roccia «Sono stato sulle cime più alte del mondo, ma nel cuore ho Gran Sasso e Maiella»
CHIETI. «ERa l’estate del 1983. Mio padre, vedendomi uscire di casa con zaino e saccone, chiese se andavo di nuovo in campeggio. Gli risposi, minimizzando, che stavo andando in Pakistan a scalare una cima in Himalaya. Rimase un po’ perplesso per poi domandarmi, per l’ennesima volta, quando avrei finalmente deciso di trovarmi un “posto”». Sorride, Giampiero Di Federico, a distanza di anni. Anche perché il suo “posto”, all’insaputa dei genitori per non metterli in ansia, l’aveva già trovato. Ed era lì, sulle montagne, aggrappato a una roccia, C’è una corda, d’accordo, ma soprattutto un filo. Quello della passione per l’avventura vera. Interiore. L’unica che possa assecondare l’indole di chi è stato definito nel 1985, dopo la conquista solitaria in sette ore dell’Hidden Peack, «il più veloce salitore della storia su una via nuova a quota ottomila».
L’ALPINISTA TERRONE. La storia del “terrone abruzzese” che diventa alpinista di fama internazionale inizia con le prime escursioni, sulla Majella, in compagnia di alcuni amici. «La sezione Cai di Chieti cercava volontari per la costruzione del Bivacco Fusco e Giustino Zuccarini, che tutti chiamavano “lo scalatore” perché aveva frequentato un corso di roccia, mi coinvolse nell’iniziativa». Poi le prime esperienze sulle Alpi e quel furore che cresceva. «La cima che è dentro di noi è mutevole. Cambia in ogni stagione della vita». Bisogna andare, portandosi dietro anche un po’ di paura. «Che ti può essere alleata quando sei oltre il limite del possibile. Ma la sfida, l’azione restano il miglior antidoto per ogni ansia». In tasca una laurea a pieni voti in scienze politiche, nel cuore e nella mente, sempre e comunque, la prossima spedizione. Con la massima determinazione e un po’ di calcolata follia.
ALLENAMENTO IN FILOBUS. «Ricordo quando, avendo deciso di imparare a sciare, per migliorare il mio equilibrio, mi “allenavo” sul filobus. Provando a stare in piedi, mentre il mezzo saliva o scendeva, senza poggiare le mani. Il problema era soprattutto non farsi notare dagli altri passeggeri che mi avrebbero preso per matto». Su una parete del Civetta, sulle Dolomiti, un’esperienza terribile proprio con Zuccarini, compagno di cordata, travolto dalla caduta di alcuni massi. Casco sfondato e frattura alla scatola cranica, due notti tra i ghiacci con Giampiero a rischiare la propria vita per salvare l’amico, semincosciente, in attesa dei soccorsi. Una storia ripercorsa anni fa nella trasmissione televisiva Eroi per caso, una storia come le tante che Giampiero lascia scivolare con semplicità. Dallo spiritoso scambio di battute, ad Amatrice, con Mauro Corona alla prima palestra di roccia improvvisata sotto la tribuna dello stadio Angelini fino al racconto di tante esperienze con le popolazioni di ogni parte del mondo.
AMBIENTALISTA D'AZIONE. Una lunga sequenza di premi e riconoscimenti per le sue doti umane e atletiche e le battaglie per la tutela delle montagne abruzzesi, e non solo, con l’“ambientalista d’azione” Di Federico pronto a partecipare, assieme a Reinhold Messner e Alessandro Gogna, a un’azione dimostrativa con il blocco della funivia del Monte Bianco. Da diverso tempo attivissimo istruttore sulla parete di roccia di Roccamorice, oggetto di una puntata di “Sereno variabile” con Licia Colò e dove lo scorso anno si sono contate ben ottantamila presenze, nonché al rocciodromo allestito a Sambuceto. «Gente che arriva da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. La scorsa settimana, durante uno skialp sulle nevi del Caucaso, ho incontrato un ragazzo della Repubblica Ceca che aveva seguito un mio corso. Tante le donne in parete. E sono le più brave perché maggiormente attente alla tecnica mentre gli uomini fanno più affidamento sulla forza muscolare. In fondo, l’arrampicata è una disciplina semplice. Non hai strumenti da gestire al di fuori del tuo corpo». Detto così, semplice per davvero.
L’ASSE MARE MONTI. Guida alpina, giornalista e scrittore, Giampiero, dopo aver pubblicato due libri e curato una serie di guide e video dedicati all’Abruzzo, alcuni dei quali proiettati sui voli Alitalia, si è recentemente aggiudicato il premio giornalistico Guido Polidoro con un filmato, realizzato assieme a Nino Germano, sull’Eremo di San Bartolomeo. «Ci sono state le Alpi, le Ande e l’Himalaya ma l’amore per il Gran Sasso e la Majella sono un’altra cosa. Quello che rappresentano, per ogni alpinista o viaggiatore, le montagne e i paesaggi di casa». Più facile scalare una cima inviolata o gli intralci burocratici per valorizzare le località montane abruzzesi? «È l’unica regione italiana caratterizzata da un importante asse mare-monti. Un patrimonio eccezionale. Diverse cose sono state comunque fatte e spero di aver dato qualche contributo». Con la tenacia di sempre, spesso arrampicandosi su fascicoli grondanti superficialità e deresponsabilizzazione. I vecchi e incredibili problemi legati al comprensorio di Passolanciano-Majelletta? Lo sguardo di Giampiero si fa duro, forse l’impresa è fuori anche dalla sua portata. Ci sta guidando, sicuro, nella scalata di questa storia ma la domanda è davvero insidiosa. È stato definito «il miglior amico di cordata che puoi incontrare perché terrà la corda che ti assicura fino all’estremo delle sue possibilità». Non mollerà nemmeno stavolta.

