Di Florio: insieme cittadini e istituzioni

31 Dicembre 2019

Il procuratore: «Solo così si costruisce il bene comune messo sotto assedio da disuguaglianza sociale e corruzione»

VASTO. Un territorio sempre più esposto al pericolo di infiltrazioni criminali, sia per la vicinanza ad aree ad alta concentrazione malavitosa, sia per l’insediamento, in alcuni territori del circondario, di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Fatti che portano ad azioni delittuose utili per il finanziamento dei gruppi criminali. Il nuovo allarme sui rischi del Vastese e sul crescendo della corruzione, arriva dal procuratore del tribunale di Vasto, Giampiero Di Florio. Nel commentare i risultati del sondaggio sulla sicurezza fatto dal Christian Lalla, del Rotary club, Di Florio ricorda che a Vasto è stato celebrato un complesso procedimento per associazione a delinquere e gravi fatti intimidatori a danno di imprenditori (processo Histonium). Senza contare che la relazione della Dia al Parlamento parla della presenza delle cosche in Abruzzo e Molise. L’operazione Isola Felice ha incastrato importanti tessere del mosaico espansionistico della ’ndrangheta verso il Vastese facendo piena luce sull’operatività del gruppo Ferrazzo di Mesoraca.
Il 46% dei cittadini intervistati ha paura delle infiltrazioni. Il 77% è preoccupato per i furti, lo spaccio e le rapine. Il 63% teme l’espandersi della criminalità con la soppressione del tribunale. «Parlare di legalità e sicurezza», afferma il procuratore Di Florio, «non significa parlare solo di lotta alla mafia, ma di una rinnovata alleanza tra istituzioni e società civile nella costruzione del bene comune. Un bene comune messo il più delle volte sotto assedio dalla disuguaglianza sociale, dalla corruzione, da un sistema paese spesso incapace di dare risposte efficaci ai problemi odierni della comunità».
Per Di Florio la presenza della Procura in un territorio al confine con regioni che hanno a che fare con una criminalità organizzata di maggior spessore, rappresenta una sorta di baluardo, un presidio posto a tutela di tutta la Regione. «E diversi», spiega, «potrebbero essere i settori interessati dal malaffare così ché è necessario garantire la presenza degli uffici giudiziari. Ovviamente non in queste condizioni nelle quali, la permanenza in vita con la grave carenza del personale amministrativo - che tra un po’ sfiorerà il 50% della pianta organica - rappresenta una sorta di “accanimento terapeutico”».
Un cruccio del procuratore è la scarsa sensibilità del cittadino per i reati di corruzione e concussione. «Si è perso», dice, «il senso dello Stato e delle istituzioni. Tutto è proiettato verso noi stessi, il pensiero corre verso la proprietà di ciascuno di noi come se i delitti dei pubblici amministratori non toccassero le nostre tasche. E non è così. Si è persa anche la capacità di indignarsi di fronte alle più banali forme di clientelismo».
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