Di Ilio: qualcuno rema contro l’Ateneo

9 Ottobre 2014

Il rettore si sfoga dopo la bufera delle 113 mail. A Roma un tavolo con i sindacati per risolvere l’enigna degli otto milioni

CHIETI. Nessuna resa dei conti, ma solo «conti» che devono necessariamente far quadrre il bilancio dell’ateneo d’Annunzio. Una sinergia delicata tra dirigenti e sindacati che viaggia su binari talvolta accidentati, costellati da insidie. E proprio al ritorno da Roma, dopo il secondo incontro tenuto al Crui per sciogliere i nodi sul Fondo accessorio, parte lo sfogo del Rettore Carmine Di Ilio: «Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma qualcuno ci rema contro. Qualcuno che non è dell’Uda, del sindacato nazionale e neppure del Mef (ministero dell’economia e della finanza). Qualcuno che non gradisce il percorso che stiamo tracciando in assoluta serenità nell’interesse della d’Annunzio e dei suoi dipendenti».

Sul tavolo della trattativa l’Ima. i sostegni economici ai lavoratori dai quali stipendi sono stati cancellati circa 300 euro da agosto e per finire il nuovo capitolo, quello delle indennità accessorie che nel periodo 2001-20013 avrebbero scavato una voragine di debiti da oltre 8 milioni. Denaro che il dg Filippo Del Vecchio vuole riavere da 113 dipendenti «gratificati» dal precedente direttore generale Marco Napoleone. «È stato un incontro sereno. Al di là degli aspetti tecnici lavoriamo insieme con i sindacati nazionali per un obiettivo comune: la ricostruzione del Fondo accessorio». Ricostruzione faticosa dal punto di vista della quantità.

«Scopo comune è quello di arrivare» prosegue Di Ilio «a mettere insieme la cifra più vicina possibile a quella erogata in quell’arco di tempo, vale a dire circa 2milioni e duecentomila euro all’anno. La nostra disponibilità è a 360 gradi e siamo pronti ad accettare consigli e suggerimenti dai sindacati per raggiungere il risultato voluto». Ma la strada per arrivare alla fine di questa disputa che ogni giorno si arricchisce di nuovi particolari è ancora lunga.

«Noi lavoriamo in armonia per arrivare sul tavolo del Mef con una documentazione credibile che ci consenta di sciogliere gli ormeggi e di ricostruire il fondo accessorio»sostiene il rettore. La mancanza di attriti e di contrapposizioni viene sottolineata anche dalla Flc- Cgil. «Un incontro positivo durante il quale si sono appianati reciprocamente rancori e ruggini» riferisce Moreno Verdi, coordinatore nazionale di Flc-Cgil «si è parlato di quote di sostegno per i lavoratori a causa dei loro stipendi decurtati dall’Ima, abbiamo iniziato il confronto sulla questione “previsione di fondo accessorio ” per mettere in vigore l'accordo sottoscritto nel 2013 e, soprattutto, per riportare pace e tranquillità economica nelle faniglie dei dipendenti della d’Annunzio». Il sindacalista ammette che durante la seduta c’é stato un «avvicinamento di cifre», quelle messe in piazza dall’Uda e nelle quali figurerebbe un ammanco da 8 milioni di euro e quelle del sindacato che definiscono il debito «un totem sullo sfondo della vicenda la cui natura e consistenza è ancora tutta da accertare». Luci e ombre sulla passata amministrazione dell’Uda si alternano incessantemente «come del resto» dice con intenzione il sindacalista «potrebbe accadere in futuro a quella attuale. Ma siamo cautamente fiduciosi di arrivare alla meta prefissa». Scontento invece il sindacato territoriale della Cisal escluso dal tavolo. «Vogliamo vederci chiaro» dice Giuseppe Polinari «i contenuti di questa vicenda vanno portati anche all’attenzione di prefetto e procura. Se qualcuno ha sbagliato paghi, ma bisogna smetterla di dipingere i dipendenti dell’Uda come terroristi da punire».

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