Di Iorio e i presepi: trent’anni di arte ma non vendo niente

L’artista teatino espone per passione al Vico, Roma e Verona «Le prime statuine? Nascoste sotto il tavolo della cucina»
CHIETI. Una famiglia numerosa in appena due stanze. E, durante le festività natalizie, sotto il tavolo della cucina bisognava stare attenti a non calpestare il presepe del piccolo Peppino. Sì, perché di spazio in casa ce n’era poco e la creatività di Giuseppe Di Iorio non trovava altro luogo per esprimersi. «Creavo statuine di terracotta tra muschio, cartoni ed altri materiali poveri. Una passione che mi portava ogni anno ad aggiungere qualcosa». Già, ogni anno. Fino ad arrivare a oltre sessanta opere, la maggior parte delle quali in canna vegetale, che hanno girato il mondo suscitando ovunque un grande apprezzamento. Quest’anno, nell’atrio del liceo classico Giovambattista Vico, la tradizionale esposizione di presepi del maestro Di Iorio festeggia i trent’anni confortata da tanti visitatori richiamati da un passaparola che riempie d’orgoglio un artista in grado di trasmettere emozioni con mani di artigiano e cuore di poeta. «Fu don Antonio Mariani, sacerdote di grande spessore culturale, ad incoraggiarmi e comprendere quanto era racchiuso nelle mie prime opere proponendomi l’esposizione presso la chiesa di San Domenico. Fu subito un successo che, nel tempo, ha portato ad intensificare la mia attività».
Qualcosa di più di un hobby per un tecnico di laboratorio dell’Itis Savoia ora in pensione, un messaggio originale e profondo che parla da lontano. «Da ragazzo ammiravo i presepi di Bruno Ricciuti e certe immagini mi colpirono profondamente. Mi è stato messo a disposizione un locale nell’ex caserma Pierantoni dove raccogliere tutte le opere e da alcuni anni questa mostra, organizzata dall’associazione culturale Santa Maria Arabona, viene allestita, grazie all’appassionata disponibilità della preside Paola Di Renzo, nei locali del Vico. Ho partecipato a rassegne in diverse città europee ottenendo vari riconoscimenti ma la soddisfazione più grande resta sempre il cogliere stupore negli occhi dei visitatori, rapiti e coinvolti in una sorta di magia».
In questi giorni opere del maestro Di Iorio, che sono arrivate anche a Filadelfia, sono esposte in rassegne di presepi a Roma, Ascoli Piceno e Verona. Colpisce, su tutto, la disarmante umiltà dell’artista mentre arriva, puntuale, la domanda dell’ammirato visitatore. «Sono in vendita?». Puntuale anche la risposta di Peppino: «No. Rappresentano una parte di me, mi accompagnano e le accompagno dove c’è amore per il bello e piacere di provare certe sensazioni». Quelle di un bambino che trovava spazio per le sue creazioni sotto il tavolo della cucina di una piccola abitazione del quartiere Sacro Cuore.

