Di Labio come Pannella: sciopero della fame

Il consigliere comunale comincia la sua protesta ad oltranza contro gli alloggi popolari tenuti sfitti
CHIETI. «Da oggi inizio lo sciopero della fame, finché non verranno assegnate le case popolari a chi ne ha bisogno». Questa volta il consigliere comunale Gianni Di Labio non vuole sentire ragioni. E’ finito il tempo della mediazione politica, per lui ora è il momento della protesta. Ma perché ricorrere proprio a uno sciopero della fame di pannelliana memoria? «Perché ho provato per una volta a mettermi nei panni di chi non ha nulla», risponde Di Labio, «di chi vive in mezzo a una strada e avrebbe tanto bisogno di un alloggio, che il Comune ha a disposizione, ma che non riesce ad assegnare, non si sa bene perché. Se non per pura e semplice incapacità amministrativa». Secondo il consigliere, capogruppo della lista civica Il Popolo di Chieti, eletta con la maggioranza ma ora passata all’opposizione, sono 16 gli alloggi vuoti da dare ai tanti che ne hanno fatto richiesta. La metà delle case sfitte è però occupata da disperati che, pur non avendone diritto, hanno deciso comunque di appropriarsene, anche se in maniera del tutto arbitraria. Il Comune, a norma di legge, potrebbe riprendersi gli appartamenti, ma l’operazione non è certo facile, visto che di mezzo ci sono persone in difficoltà. Ma per quanto riguarda gli altri otto appartamenti liberi, perché non si procede subito all’assegnazione? «Lo vado chiedendo da tempo», dice Di Labio, «ma con la semplice partecipazione alla Commissione comunale che si occupa di questo settore non sono riuscito a venirne a capo. Perciò ho deciso di non partecipare più alla commissione e di iniziare lo sciopero della fame. Lunedì prossimo saranno assegnati due alloggi popolari. Questo significa che si libereranno due case parcheggio, perché gli assegnatari vivevano proprio in questo tipo di abitazioni. E dunque il numero delle case da assegnare resta sempre otto. Senza contare, ovviamente, gli altri alloggi occupati abusivamente. Ma la mia paura è che per Natale, vista l’immobilità di questa politica, le persone resteranno ancora in mezzo alla strada». Di Labio aveva chiesto in commissione di utilizzare un semplice programma elettronico (si era pure informato sui costi che non sarebbero stati affatto esorbitanti) per inserire tutti i dati di chi richiedeva una casa popolare e gestire così la graduatoria. «Io lo avrei fatto fare alla Guardia di finanza», specifica, «ma non mi hanno voluto ascoltare». (a.i.)
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