Di Lello già in Assise tra quattro giorni

Vasto, la procura chiede il processo per omicidio premeditato. Le prove: si allenò al tiro a segno per uccidere D’Elisa
VASTO. Omicidio D'Elisa, inchiesta lampo per Fabio Di Lello, 33 anni. E’ la risposta delle procura. L'ex calciatore che il 1° febbraio ha ucciso Italo D'Elisa, 22 anni (il giovane automobilista che lui riteneva responsabile della morte della moglie incinta avvenuta in un incidente stradale) è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Vasto davanti ai giudici della Corte d'Assise di Lanciano. Il processo è stato già fissato per il 2 marzo con rito direttissimo. L'accusa formulata dal procuratore capo Giampiero Di Florio e dal sostituto procuratore, Gabriella De Lucia, è omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione. A convincere sia la procura che il gip Caterina Salusti che l'accusato avesse programmato l'omicidio ci sono l'acquisto della pistola a settembre, le esercitazioni regolari al poligono di tiro, la donazione di tutto ciò che possedeva ai genitori e la scelta del giorno, il primo febbraio (Roberta Smargiassi è morta il 1° luglio), il giorno in cui presumibilmente sarebbe nato il bambino di Di Lello.
I colpi sparati contro D'Elisa hanno raggiunto la vittima da vicino. Su 4 colpi, 3 sono andati a segno. Due hanno ferito la vittima all'addome, il terzo colpo, quello letale al cranio. Nella pistola recuperata al cimitero c'era anche un quinto colpo in canna. I difensori, gli avvocati Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella, insistono che il quinto colpo fosse per lo stesso Di Lello, e sono intenzionati a chiedere i termini a difesa, presumibilmente il rito alternativo, invocando la perizia psichiatrica sull'accusato.
Il giudizio direttissimo può essere richiesto se c'è flagranza del reato e non sono trascorsi 30 giorni dalla notizia di reato. Di Lello ha ucciso Italo D'Elisa 26 giorni fa. Un omicidio fatto per vendicare la morte della moglie e della creatura che aveva appena scoperto di avere in grembo. Subito dopo il delitto, Di Lello che dal giorno della morte della moglie trascorreva le giornata al cimitero, è tornato sulla tomba di Roberta. La prima persona che ha incontrato è stata il suocero. A lui ha confidato «Ho fatto una fesseria». Poco dopo è arrivato il maresciallo dei carabinieri Antonio Castrignanò e si è lasciato portare in caserma a piedi sfogando il proprio dolore. Solo tre giorni fa Di Lello ha chiesto di parlare con il procuratore. Ma 24 ore dopo l'interrogatorio la Procura ha chiuso l’inchiesta. La famiglia D'Elisa si costituirà parte civile assistita dall'avvocato Pompeo Del Re. Oggi intanto è attesa la risposta del tribunale del Riesame alla richiesta avanzata da Cerella e Andreoni di annullamento della custodia cautelare in carcere per il loro assistito. Ma ormai è troppo tardi.

