Di Lello, il riesame dopo la nuova udienza

Omicidio D’Elisa, domani si torna in Assise a Lanciano. La difesa del fornaio contesta alcune parti civili
VASTO. La difesa di Fabio Di Lello si prepara a sostenere una dura battaglia domani a Lanciano. I legali del panettiere 33enne, che il 1° febbraio ha ucciso Italo D’Elisa, 22 anni, per vendicare la moglie Roberta Smargiassi, intendono insistere sulla necessità di una perizia psichiatrica e, di conseguenza, il giudizio con il rito abbreviato. La difesa punta a dimostrare la seminfermità mentale di Di Lello e l’acquisto della pistola per uccidersi. Gli avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni cercano di evitare l’ergastolo all’imputato. La delicatezza del processo è tale che i giudici aquilani del tribunale del Riesame, chiamati a pronunciarsi sulla regolarità della custodia cautelare in carcere dell’imputato, hanno deciso di notificare la risposta sul ricorso presentato da Cerella e Andreoni, solo dopo l’udienza di domani. In quell’occasione i difensori impugneranno la costituzione di diverse parti civili. «Si sono costituite irritualmente», sostiene l’avvocato Cerella senza aggiungere altri particolari. Nella scorsa udienza si sono costituite parti civili i genitori di Italo, Angelo e Diana D’Elisa e i nonni, patrocinati dall’avvocato Pompeo Del Re, il fratello minore Danilo e gli zii paterni, Luca, Andrea e Alessandro, rappresentati dall’avvocato Gianrico Ranaldi. Chiedono un pesante risarcimento e avrebbero rifiutato i 350mila euro che l’assicurazione dei D’Elisa pagherebbe al panettiere per la morte della moglie, investita mentre tornava a casa in scooter, il 1° luglio 2016, dall’auto guidata dal ragazzo. Una cifra considerata assolutamente incongrua. La battaglia giudiziaria non risparmierà colpi di scena. «Si è procurato la pistola al solo scopo di usarla contro se stesso», insiste Cerella. Il procuratore Giampiero Di Florio è convinto, invece, che il delitto D’Elisa sia stato premeditato. L’accusa formulata dalla Procura è omicidio volontario premeditato. L’idea dell’omicidio sarebbe nata perché, a giudizio dell’ex calciatore rimasto vedovo, D’Elisa non era stato punito a dovere. A dimostrarlo ci sarebbero la fiaccolata e gli striscioni che invocavano giustizia per Roberta. E poi ci sono i messaggi sul cellulare e forse l’involontario testimone con cui Italo D’Elisa stava parlando al telefono quando è arrivato Di Lello. Un drammatico faccia a faccia prima dell’omicidio. (p.c.)
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