Di Nizio, progetto all’esame della Regione

Atessa. Il sindaco Borrelli conferma il no alla realizzazione dell’impianto per i rifiuti ospedalieri
ATESSA. Approdato davanti al Comitato Via regionale il progetto Di Nizio per realizzazione di impianto per il trattamento, mediante sterilizzazione, di rifiuti ospedalieri infettivi, con annesso stoccaggio di rifiuti pericolosi e non in contrada Saletti. «L'amministrazione comunale esprime la totale contrarietà al progetto», dice il sindaco Giulio Borrelli, dopo un attento e preciso intervento in collegamento web con il Comitato, per la disamina della pratica. La decisione del Comitato Via, che ha audito anche la Di Nizio, è attesa per le prossime ore. Ieri, in municipio, per l'occasione, presente il team di esperti che sta seguendo la questione (Andrea Rosario Natale e Enrico Stagnini, biologi; Massimo Colonna, chimico, specializzato in impianti di rifiuti pericolosi; Maurizio Calabrese, ingegnere per l'ambiente e il territorio; Emilio Carafa, ingegnere civile) capitanato da Borrelli, affiancato da diversi assessori. Presente anche il presidente regionale di Legambiente, Giuseppe Di Marco. Il primo cittadino ha ringraziato anche le altre associazioni - tra cui Wwf e Nuovo Senso Civico - e il neo comitato cittadino "Val di Sangro", il cui portavoce è Giuseppe Marcolongo. La presenza, nelle immediate vicinanze dall’impianto, di un sito di interesse comunitario, come il bosco di Mozzagrogna, ha fatto sì che la procedura di Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) si sia conclusa con parere negativo, anche per incompletezza e carenza di documentazione. «Il rischio», spiega Borrelli, «non è solo per la Moretta tabaccata, piccola papera protetta a livello europeo e che dobbiamo comunque tutelare; il rischio è per l'homo sapiens e il suo habitat naturale». Diversi i punti analizzati dal sindaco. «Ad Atessa», riprende il sindaco, «ha sede il distretto produttivo più importante della Regione ed ospita alcune realtà di rilievo internazionale per estensione e livello occupazionale. Un'area che osserva la propensione di coesistenza tra la produzione industriale e quella agricola unitamente alla presenza di nuclei abitati più o meno consistenti». L’impianto dovrà gestire 20.000 tonnellate/anno di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo. Nella stessa zona industriale di Atessa è già presente un impianto del tutto simile, autorizzato per 24.000 tonnellate/anno che si trova a poche centinaia di metri dal sito individuato dalla Di Nizio. «Con l’eventuale autorizzazione del nuovo impianto», ha concluso Borrelli, «ad Atessa si avrebbero due impianti uguali, che potrebbero gestire una quantità totale di 44.000 tonnellate/anno di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo ciò significa che sarebbe smaltito quasi il 26% (oltre un quarto) dell’intera produzione nazionale».

