Di Nunzio chiede di tornare libero

1 Giugno 2024

Arriva davanti al Riesame il caso del 71enne accusato di aver ucciso la moglie

LANCIANO . Si tiene giovedì prossimo al Tribunale del riesame l’udienza di appello contro la mancata scarcerazione di Aldo Rodolfo Di Nunzio, 71 anni, ex ispettore dei vigili del fuoco accusato di aver strangolato il 15 luglio 2022 con un filo elettrico la moglie Annamaria D’Eliseo. In città è in corso il processo in cui l’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale, e la Corte d’assise nei giorni scorsi ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata nella prima udienza dai legali Alberto Paone e Silvia De Santis. Ora i due avvocati hanno presentato appello al Riesame per ottenere la revoca della misura cautelare in carcere emessa l’11 gennaio 2024 e in subordine i domiciliari.
Per Paone e De Santis in primis il Riesame dovrebbe, a differenza di quanto non fatto dalla Corte d’assise, considerare di più le due richieste di carcerazione per Di Nunzio respinte sia dal Gip Massimo Canosa il 18 luglio 2023, «perché non aveva ravvisato né gravi indizi di colpevolezza né il pericolo di reiterazione del reato» e sia dal Tribunale del riesame dell’Aquila che l’11 settembre 2023 ribadiva «l’inesistenza di seri elementi confliggenti con l’ipotesi omicidiaria» e l’inesistenza, a un anno e mezzo dai fatti contestati, di reiterazione del reato.
A cambiare le carte e portare Di Nunzio in carcere a gennaio la richiesta di arresto, accolta dal Gip su richiesta della Procura, fatta sulla scorta della perizia fonica eseguita da Cristian Franciosi, che ha riscontrato, nei file dell’impianto di videosorveglianza un audio di sei secondi, una voce femminile dire «lasciami lasciami». Paone e De Santis hanno affidato una perizia al fonico forense Marco Perino che avrebbe invece sentito la voce di un uomo dire due volte: «Guarda me». Una ricostruzione opposta perché, secondo Perino, nel ripulire la frase l’esperto della procura avrebbe commesso degli errori come aumentare di sei toni la frase trasformando la voce maschile in femminile e rallentarla di oltre il 20%, distorcendo il senso della frase.
Nell’appello i legali sottolineano quindi la mancata/errata valutazione della perizia di Perino da parte della Corte d’assise che avrebbe basato la decisione di non scarcerare Di Nunzio sul «ripetuto ascolto dei file audio», e anche l’inesistenza del pericolo di reiterazione del reato: Di Nunzio dal 15 luglio 2022 non si è mai allontanato da casa, è rimasto a completa disposizione degli inquirenti e non ha avuto condotte violente. Per i legali non ci sono motivi per non liberare l’uomo o quanto meno per non concedergli i domiciliari.