Di Primio dal gip per corruzione

20 Gennaio 2017

Il 21 febbraio c’è l’udienza preliminare: il giorno della verità Il sindaco imputato con Perilli, Colistro e due tecnici

CHIETI. Per Umberto Di Primio arriva il giorno della verità. Il 21 febbraio all’Aquila è stata fissata l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio con la pesantissima accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta per la realizzazione del cosiddetto Megalò 3. Il sindaco figura nell’indagine insieme al costruttore Enzo Perilli, all’ex segretario generale dell’Autorità di bacino, Michele Colistro, e ai due tecnici Paolo Di Martino e Giovanni Melozzi. Secondo l’accusa, Di Primio avrebbe accettato offerte in denaro da parte di Perilli, in cambio di agevolazioni per la realizzazione della nuova struttura commerciale a ridosso del fiume Pescara. Soldi però mai consegnati. Anche Colistro avrebbe dovuto agevolare l’iter di realizzazione in cambio di soldi e benefici. Secondo la Procura, per Colistro ci sarebbero state “più dazioni di denaro contante” oltre “all’utilizzo a titolo gratuito, per circa sei mesi, di una villa trifamigliare di 300 metri quadri con annessa area esterna di pari estensioni, ubicata a Montesilvano”. Per Di Primio, invece, l’accusa parla di promesse: “Tra il mese di agosto e il mese di dicembre 2014, riceveva ed accettava l’esplicita promessa del Perilli che si impegnava a corrispondergli indeterminate, ma sicuramente ingenti, dazioni di denaro, sia quale contributo per risolvere il problema della sua forte esposizione debitoria (435mila euro), sia quale contributo alle spese della imminente campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Chieti del maggio-giugno 2015”. A fronte di queste proposte, secondo la ricostruzione dell’accusa, il sindaco avrebbe dato il via a una serie di atti amministrativi che avrebbero agevolato il percorso di Megalò 3. Avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri d’ufficio”, anche con “immediate e reiterate sollecitazioni” nei confronti del Suap affinché rilasciasse il permesso a costruire. Tra le diverse contestazioni che la Procura muove contro Di Primio ce n’è una che finì anche all’attenzione degli organi di stampa, suscitando parecchio scalpore. Il caso è quello della delibera di giunta che autorizzava il Comune di costituirsi in giudizio di fronte al Tar “ad adiuvandum”, ovvero in favore della società Akka di Perilli che doveva realizzare il Megalò contro il Genio civile. Di Primio fu costretto a dare spiegazioni sul perché un ente pubblico volesse aiutare un privato contro un altro ente pubblico.