Di Stefano: «Ora parlo io» E attacca Febbo e Marsilio

7 Ottobre 2020

Rabbia per la sconfitta al ballottaggio: col centrodestra unito avrei vinto al primo turno La lite con Forza Italia: 8 mesi di offese. Partono 4 denunce per gli insulti su Facebook

CHIETI. «Ho un elenco sterminato di telefonate e messaggi di vicinanza: non faccio altro che rispondere». Fabrizio Di Stefano – fino all’ultimo il candidato sindaco da battere e che invece è uscito sconfitto dal ballottaggio contro Diego Ferrara – gioca a “ce l’ho” e “mi manca”: «Mi hanno cercato anche persone che non conosco nemmeno, ma in mezzo a tutti me ne mancano due: non sono stato contattato né dal presidente della Regione Marco Marsilio né dall’assessore regionale Mauro Febbo. Ecco perché un’idea me la sono fatta».
L’ex parlamentare passato alla Lega riflette sui numeri che l’hanno condannato – 55,85% (12.403) per Ferrara contro 44,15% (9.806) – e, applaudito dal deputato Luigi D’Eramo, dice: «Se il centrodestra fosse andato unito al primo turno non ci sarebbe stato ballottaggio». Il 20 e 21 settembre il suo centrodestra aveva preso il 45,09% e la lista Forza Chieti di Febbo, in appoggio al candidato rivale Bruno Di Iorio, aveva raggiunto il 7,8%: insieme, sarebbe stato 53%. Ma, per Febbo, Di Stefano è sempre stato «un candidato sbagliato»: «Sono sbagliato perché non piacevo a quei due che non mi hanno scritto», ribatte Di Stefano, «perché sono leale e diretto, perché non piego la testa di fronte a niente e a nessuno quando sono convinto delle mie idee, perché amavo e amo questa città e avrei fatto la guerra anche a chi oggi governa la Regione qualora le decisioni avessero penalizzato Chieti, a partire dalla sanità. Ma per tutti questi motivi», dice Di Stefano, «tanti mi hanno votato e voglio ricordare che, quelli che hanno vinto, hanno preso meno voti di noi al primo turno: adesso entra in consiglio comunale una squadra che non rappresenta la maggioranza della città ma una minoranza peraltro assai variegata, addirittura con persone che hanno preso appena 23 voti e cioè una famiglia allargata».
Di Stefano parla dell’accordo con Febbo: «Abbiamo provato a ricompattare il centrodestra, ma a dire la verità ero scettico perché 8 mesi di offese non si possono sanare in due settimane. L’accordo politico ci ha penalizzato? Può essere. L’accordo può essere stato solo di facciata? Anche questo può essere visti i post su Facebook di qualche candidato vicino a Febbo». E Di Stefano non vuole fare più sconti: «Ho fatto già 4 denunce per le offese su Facebook».
E adesso? Se sarà il capo dell’opposizione Di Stefano non lo rivela: «Vedremo», dice. Di una cosa, però, è certo: «Controlleremo tutto quello che faranno questi signori», dice alludendo a Ferrara e al probabile vicesindaco Paolo De Cesare, «vogliamo proprio vedere se aggiusteranno le strade, se realizzeranno i parcheggi, se faranno tornare l’acqua a Chieti Scalo, se riapriranno il Supercinema, se rimetteranno in piedi l’orchestra del Marrucino. E il condominio Trinchese a rischio crollo? Noi avremmo saputo cosa fare, ma ora ci pensa Pantalone».