«Dicevo loro: “Bestie, porci”, ma scherzavo»

27 Gennaio 2018

Casa di riposo Arcobaleno: nell’udienza in assise a Lanciano parla la titolare accusata di maltrattamenti

LANCIANO. «Da noi non mancavano cibo e acqua, c’era tutto. Gli ospiti venivano accuditi, facevano colazione, pranzo, merenda e cena. Erano assicurate le visite mediche». Non c’erano problemi per Carmela Guglielmo, 49 anni, nella casa per anziani l’Arcobaleno di Vasto che gestiva con Lucio Ramundi, 58 anni, deceduto lo scorso giugno. Una testimonianza da imputata nel processo in Corte d’assise a Lanciano in cui è accusata di maltrattamenti aggravati e sevizie contro alcuni ospiti della casa, abbandono di incapaci con l’aggravante di avere agito per futili motivi e, in un caso, di aver causato la morte del pensionato Luigi Molino. Tre le vittime i cui familiari si sono costituiti parte offesa. «Non è vero che davamo latte diluito con acqua», si difende la Guglielmo, accusata di dare pochissimo cibo agli ospiti, poca acqua per non bagnare i pannoloni e a colazione latte diluito con acqua, «c’era chi beveva il the, i succhi. Ognuno aveva la sua bottiglietta da mezzo litro col nome scritto sopra. Di pasta ne mettevo la quantità giusta e ci usciva il bis. La domenica, poi, pasta al forno e lasagne non mancavano mai. Facevo pure i dolci. Se qualche ospite perdeva peso era per le malattie: Alzheimer e depressione». Una casa, secondo Guglielmo, in cui gli anziani venivano accuditi al meglio. Anche se, come riportato in aula in altre udienze, gli ospiti avrebbero subito privazioni, botte, vessazioni e spesso erano legati a letti e carrozzelle, anche con lo scotch. «Avevano le pettorine solo Luisa e Gino», risponde Guglielmo difesa dall’avvocato Alessandra Cappa, «perché cadevano dal letto e dalla sedia. I famigliari lo sapevano». Proprio per una caduta Luisa si sarebbe fatta male a un occhio, non per un pugno dato dalla Guglielmo come sostenuto dall’accusa. «Ho trovato l’occhio tumefatto quando sono arrivata al mattino», spiega l'imputata, «e l’ho curata». Anziani che erano presi a parolacce come emerso da alcune trascrizioni delle intercettazioni ambientali lette in aula dal pm Gabriella De Lucia. “Bestie, porci, schifezze di merda”, diceva Guglielmo agli anziani. «Scherzavo», risponde al pm, «lo facevo per sdrammatizzare. Poi molti non capivano, avevano Alzheimer».
Teresa Di Rocco
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