Dieci consiglieri: «Fermate la fusione»

31 Luglio 2015

Chiesta la verifica sui presunti debiti accumulati dall’ente di Pescara: chiarezza e trasparenza sui conti di bilancio

CHIETI. Stop alla fusione delle Camere di commercio di Chieti e Pescara. Dieci consiglieri camerali su 28 chiedono di sospendere il «matrimonio» finché non ci sarà chiarezza sui conti della Camera di commercio pescarese. È un altolà alla fusione ma anche all’azione del presidente Roberto Di Vincenzo, che, eletto il 14 aprile scorso, ha sempre indicato l’accorpamento come obiettivo primario da raggiungere. La richiesta di «sospensione in autotutela del provvedimento di accorpamento» ha come primo firmatario un consigliere di Unipmi, il giovane dottore commercialista Danilo Cavaliere. Tra i dieci firmatari spicca anche la presenza del vice presidente vicario della Camera di commercio di Chieti, Marisa Tiberio. Gli altri sono: Alfonso Ottaviano e Nicola Sichetti (Cia), Francesco Angelozzi (Confartigianato), Pietro Oddo (Upa), Donato Impicciatore e Roberto Di Cicco (Confcommercio), Dario Buccella (Casartigiani) e Claudio Travaglini (Unipmi). I dieci non sono mai stati contrari alla fusione, ma hanno sempre chiesto di poter vedere in maniera accurata i bilanci della Camera pescarese. Se matrimonio ci deve essere, insomma, si capisca bene con quale dote ci si sposa. I bilanci dell’ente camerale pescarese sono stati diffusi, ma non le relative relazioni dei revisori dei conti, tanto meno la certificazione dei bilanci stessi da parte di un ente terzo. I dieci consiglieri hanno chiesto di trattare la questione nel primo consiglio utile, quello del 28 luglio scorso. Ma pare che siano sorti problemi, tanto è vero che al presidente Di Vincenzo, il 14 luglio, arriva una lettera in cui i consiglieri fanno appello allo statuto camerale per chiedere di poter trattare l’argomento fusione. Intanto, sempre il 14 luglio, gli stessi consiglieri avevano chiesto audizione alla Procura regionale della Corte dei conti e accesso agli atti per poter fare una “verifica amministrativo-contabile” dei conti della Camera pescarese. La richiesta nasce dalla volontà di «evitare gravi e notevoli riflessi negativi sugli equilibri economici e finanziari del nuovo soggetto risultante della fusione, presumibilmente dell’ordine di centinaia di migliaia di euro». Una settimana dopo, il 22 luglio, la Corte dei conti risponde che non può soddisfare le richieste e fa sapere che le stesse devono essere avanzate «agli stessi soggetti che hanno trasmesso la documentazione facente parte del fascicolo V. 300/2013/GUE», ossia la Camera di Pescara e il Ministero di economia e finanze. La Procura non può parlare perché «la vertenza è attualmente in fase preprocessuale». Quel “fascicolo” aperto e quella “fase preprocessuale” mettono ancora più in allarme i «frondisti». Cavaliere fa partire la richiesta al Mef di accesso agli atti. La richiesta è del 29 luglio, giorno in cui Cavaliere, avendo saputo che ieri si sarebbe trattato il caso fusione anche in Conferenza Stato-Regioni, scrive al Mef, al direttore generale per il Mercato, concorrenza, consumatore, vigilanza e normativa tecnica, al presidente di Unioncamere, a quello della Conferenza Stato- Regioni, a quello della Regione Abruzzo e ai due presidenti delle Camere di commercio teatina e pescarese, chiedendo la «sospensione in autotutela» della fusione «finché non vi sarà chiarezza e trasparenza». La Conferenza Stato-Regioni ha accolto la richiesta rinviando l’argomento al 9 settembre.