Dieci sindaci contro Corona Non partecipano all’incontro

10 Febbraio 2017

In rivolta i primi cittadini da Orsogna a San Salvo, alle prese con un mare di problemi «Le nostre priorità sono i paesi isolati e le scuole chiuse. L’accoglienza verrà dopo»

LANCIANO. «La priorità per noi ora non è l'accoglienza dei migranti, a cui siamo comunque sensibili, ma aiutare i nostri imprenditori, agricoltori e cittadini a riprendersi dai danni causati dal maltempo. Abbiamo scuole chiuse, frane e smottamenti, un’agricoltura in ginocchio. Sono questi i temi che meritano attenzione. Agli incontri col prefetto per l’accoglienza dei migranti non partecipiamo».

Sono in rivolta i sindaci, da Orsogna a San Salvo, convocati in questi giorni dal prefetto Antonio Corona per affrontare la questione dell’accoglienza dei migranti negli Sprar, (Sistema per Richiedenti asilo e Rifugiati), mentre cercano di uscire dall’emergenza maltempo e dalla crisi provocata dalla nevicata di gennaio, che ha messo in ginocchio un’intera regione. Non partecipano agli incontri, e sono pronti ad uscire dall’Anci- associazione nazionale comuni italiani - rea di spalleggiare il Governo «insensibile» alle problematiche abruzzesi. Insomma, una sollevazione senza precedenti da parte dei primi cittadini Maurizio Bucci (Gamberale), Luca Conti (Casalanguida), Fabrizio Montepara (Orsogna), Nicola Scaricaciottoli (Paglieta), Tiziana Magnacca (San Salvo),Mimmo Budano (Villalfonsina), Giovanni Di Nunzio (Borrello), Sabatino Ramondelli (Roio del Sangro), Gianni Bellisario (Perano), Felice Novello (Montazzoli).

Ha partecipato anche il consigliere di minoranza di Torino di Sangro, Nino Di Fonso, che ha rilevato come nel suo Comune, al mare, oggi ci siano 40 residenti e 142 immigrati. «Ci attendevamo una convocazione per l’emergenza maltempo», precisano i sindaci, «visto che abbiamo problemi enormi, questioni aperte sul territorio legati alle scuole, alle frane e agli smottamenti che francamente meritano nell’immediato la profusione di tutte le nostre forze per tentare di risolverli. Invece ci si viene a parlare di migranti». «Siamo in ginocchio, attendevamo decreto per il maltempo e siamo rimasti con un pugno di mosche in mano», dice Magnacca, «abbiamo problemi di ogni genere, vincoli di bilancio che bloccano investimenti, e il governo, insensibile, ci viene a parlare di migranti. È uno schiaffo agli abruzzesi: il Governo doveva esentare la Regione da questo problema dell’accoglienza mentre abbiamo paesi isolati e scuole chiuse. Inoltre, come è posta la questione, è un ricatto ai sindaci: se accogli, su base volontaria, l’immigrato, ti sblocco le assunzioni». «È squallida la proposta», continua Budano (Villalfonsina) «perché oltre allo sblocco delle assunzioni si offrono 500 euro, una tantum, a migrante. Ci aspettavamo l’incontro col prefetto per capire cosa non ha funzionato nell’emergenza neve, nei soccorsi». E parte della responsabilità di questi incontri, al momento non opportuni, l’avrebbe anche l’Anci. «L’Anci non può arrogarsi il diritto di decidere per 8.100 Comuni», evidenzia Bellisario (Perano) «senza convocarli e senza neanche calcolare quelli più piccoli. I Comuni sono in ginocchio per scelte statali che salvano le banche e dimenticano il territorio». Bucci (Gamberale) annuncia anche la possibilità dei Comuni di lasciare l’Anci «che dovrebbe tutelarci», dice «ma fa solo gli interessi della politica centrale». I sindaci sono alle prese con i costi e i danni da neve, che sono ingenti. Ad esempio Montepara (Orsogna) parla di oltre 1milione di euro di danni, mentre Conti (Casalanguida) di 400.000 euro. «Abbiamo stretto i denti durante la nevicata», dice Conti, che ha anche avuto un malore mentre con la ruspa stava liberando dalla neve le strade del suo paese, «e ora? Mentre facciamo la conta dei danni, ci parlano di immigrati: non è il momento. Nel bilancio di previsione che devo approvare in questi giorni. Ci sono i fondi statali? Inoltre ricordo che l’Inverno non è ancora finito».

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