Dieci sindaci: no alle quarantene a Gissi
I primi cittadini del Vastese bocciano il piano della Asl: «Il presidio non può accogliere i positivi»
GISSI . «Il presidio territoriale di Gissi non deve diventare un lazzaretto». I sindaci di Gissi, Vasto, Carunchio, Roccaspinalveti, San Buono, Casalanguida, Scerni, Guilmi, Liscia e Furci si oppongono alle decisioni della Asl di trasformare il presidio di Gissi in una struttura ricettiva di utenti risultati positivi al Covid ma che non hanno la possibilità di effettuare la quarantena al proprio domicilio. La disposizione è invece prevista nella delibera esecutiva 823 del 6 ottobre scorso.
A dover ospitare chi non ha un luogo per trascorrere la quarantena è l’area al terzo piano del Pta, sopra all’ospedale di comunità e vicino alla Rada, residenza assistita per disabili. Il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo, ha convocato i colleghi per sottoscrivere con loro un documento unico bocciare la proposta. «Al secondo e quarto piano di quella struttura ci sono pazienti a rischio», dicono i sindaci, «dal momento che l’ingresso è unico, è inevitabile che i contagiati vengano a contatto con gli altri ospiti. Bisognerebbe trovare un modo per limitare gli spostamenti dei positivi».
Alle perplessità espresse dal sindaco di Gissi, la Asl finora non ha risposto. Adesso i sindaci sono dieci e si compattano suggerendo alla Asl di trovare soluzioni alternative. A Gissi c’è un edificio abbandonato della ex scuola infermieri e la sede dell’ex distretto sanitario divenuto il rifugio dei vandali: «La Asl può ospitare in queste strutture abbandonate chi ha bisogno di assistenza. Sono strutture dotate anche delle necessarie utenze», dice il sindaco di Gissi.
Interviene anche il sindaco di Vasto, Francesco Menna: «Questa vicenda è emblematica», dice, «e dimostra ancora una volta che manca la collaborazione fra il direttore generale Thomas Schael e le istituzioni. Se l’arrivo delle persone in quarantena provocasse nuovi contagi, i malati verrebbero trasferiti al reparto Malattie infettive dell’ospedale San Pio che è già saturo. I contagi», conclude Menna, «si evitano anche con piccoli accorgimenti». (p.c.)

