Diffamò il sindaco? No, solo critica politica

2 Aprile 2015

Ecco le motivazioni del giudice di pace Settevendemie sull’assoluzione del consigliere Salvatore

CHIETI. Aver detto al sindaco “tanto prima o poi succederà qualcosa pure a te” non è reato, non costituisce diffamazione, ma è solo una critica politica. Queste in sintesi le motivazioni della giudice di pace Clementina Settevendemie a sostegno della sentenza di assoluzione in favore del consigliere del Pd Gabriele Salvatore che era stato portato dal sindaco Umberto Di Primio in aula per una frase da lui poco gradita. Le parole erano state pronunciate durante il consiglio comunale del 7 agosto del 2013, a ridosso dell’arresto dell’ex assessore alle politiche della casa Ivo D’Agostino, finito nei guai e poi condannato per aver chiesto sesso in cambio di un alloggio a sette povere donne.

Una storia che aveva dato scandalo e che l’opposizione non vedeva l’ora di affrontare in consiglio comunale. Anche perché si vociferava che Umberto Di Primio sapesse della vicenda D’Agostino, particolare che lui ha sempre negato agli investigatori. In quel consiglio però all’ordine del giorno c’era il piano regolatore. E tra in sindaco e Salvatore si era comunque innescato un battibecco. Salvatore vuole parlare di D’Agostino ma il presidente del consiglio comunale Marcello Michetti, lo ferma. Quindi la frase incriminata di Salvatore e poi la risposta di Di Primio: «Pensa al Villaggio Mediterraneo», allusione del primo cittadino a presunti interessi di Salvatore nella storia del complesso edilizio fatto realizzare dalla precedente amministrazione di centrosinistra di cui Salvatore faceva parte. «Dalle dichiarazioni rese dallo stesso presidente del consiglio comunale Marcello Michetti», scrive Settevendemie, «si è avuta conferma che i rapporti tra imputato e parte offesa non fossero improntati sul reciproco rispetto delle proprie idee politiche e dal proprio modo di amministrare la cosa pubblica». Seppur detta con toni aspri la frase di Salvatore, secondo la giudice, non avrebbe travalicato i limiti della convivenza civile, mediante un’offesa gratuita....».

E la risposta di Di Primio, si legge nella sentenza, «è stata pronunciata in un discorso tra soggetti in posizione di parità e al pari dell’esercizio del diritto di critica politica ha fatto perdere alle stesse il valore di offesa».(k.g.)

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