Diritto di morire Il Risveglio frentano ne parlava già nel 1913

5 Marzo 2017

Il caso del dj Fabo: dopo 104 anni non è cambiato nulla «Serve una legge umanitaria che aiuti i malati inguaribili»

«Diritto di morire, serve una legge umanitaria che autorizza i malati inguaribili ad affrettare la propria morte». Non si sbaglierebbe a considerare questa la sintesi di un articolo sulla vicenda di Fabiano Antoniani, più conosciuto come Dj Fabo, morto alcuni giorni fa in Svizzera con il suicidio assistito. E invece falliremmo nella valutazione, perché l’articolo è stato scritto più di un secolo fa, il 20 luglio del 1913, su “Il Risveglio Frentano”, settimanale edito a Lanciano, la redazione era in Largo Tappia 16. STAMPA LOCALE. “Il Risveglio Frentano” era un giornale fondato nel 1909 con l’intento di “risvegliare” la società lancianese. Si schierò apertamente a favore dell’elezione, a onorevole, di Raffaele Caporali (nato a Castel Frentano nel 1868 e morto a Roma nel 1957), ordinario di Patologia Medica II presso l’Università di Napoli, contro Gerardo Berenga (Lanciano 1860, ivi deceduto nel 1945), avvocato, più volte sindaco di Lanciano e deputato. Nel gennaio 1914, Il Risveglio, aveva preso l’iniziativa di costituire un partito democratico lancianese per non lasciar perdere i frutti della recente elezione, nel novembre precedente, di Caporali. Il professore di Castel Frentano fu un “santo laico” e un antifascista convinto. Fu ideatore dell’ospedale di Lanciano che pensò come ospedale per gli orfani dei soldati morti nella prima guerra mondiale. Messo da parte durante il fascismo, fu uno dei pochi professori a non giurare fedeltà al regime. Fu eletto senatore nel 1948 e nel 1953. Oltre a questo settimanale, in quel periodo altri giornali erano attivi a Lanciano, dimostrando un fermento di non poco conto, quali “I Tre Abruzzi” e “Il Fuoco”.

L’ARTICOLO DEL 1913. Si tratta di un testo coraggioso per una cittadina di provincia. In esso si parla di due argomenti discussi dal Senato della Pennsylvania, negli Stati Uniti: il diritto di morire e il “matrimonio eugenico”. Il giornalista, così esordisce: «Vengono dall’America, è certo, e hanno tutta l’impronta delle americanate; ma questa volta non hanno nulla di strampalato, anzi rispondono a bisogni sociali universalmente sentiti e reclamati». Ponendo così in evidenza la propria idea e quella del giornale. «Un malato cui è chiusa ogni speranza di guarigione; che nell’agonia prolungata moltiplica i suoi tormenti e quelli della famiglia, non ha diritto di chiedere al medico che gli abbrevi l’esistenza con qualche medicina che lo tolga di vita senza farlo soffrire? I legislatori ancora non ancora si pronunziano esplicitamente ma v’è una grande corrente a favore dell’ammissione del principio. Gli ostacoli sono dati tutti dalla preoccupazione degli abusi che facilmente possono verificarsi. Dall’elasticità della coscienza di molti medici possono derivare molti delitti legali e da ciò l’estrema prudenza nel fissare per legge il principio riconosciuto giusto e necessario per tutti».

ALTERNATIVE AL DIRITTO ALLA MORTE. «Oggi i malati inguaribili ricorrono in massima parte al suicidio» si dice nell’articolo che così approfondisce l’analisi: «Quando le sofferenze son divenute insopportabili, quando nell’animo del paziente si è infiltrata la convinzione di essere di aggravio e di pericolo ai suoi cari cerca di eludere la vigilanza dei famigliari o dei sorveglianti e mette fine violentemente ai suoi giorni. Quei suicidi sono giustificati da tutti». Conclusione che sembra scritta oggi. «Perché dunque la legge non acconsentirebbe a quei malati l’autorizzazione di chiedere essi stessi al medico la fine dei propri tormenti? La legge, circondata dalle dovute garanzie, sarebbe assai opportuna e ragionevole, e presto o tardi diverrà legge di tutti gli Stati».