«Ditte in crisi, penalizzate dalle misure di Chiodi»

GUARDIAGRELE. Il consigliere comunale di Guardiagrele Franco Caramanico, capogruppo della lista Insieme si può, interviene sulla crisi che sta investendo il settore produttivo e l’occupazione nel...
GUARDIAGRELE. Il consigliere comunale di Guardiagrele Franco Caramanico, capogruppo della lista Insieme si può, interviene sulla crisi che sta investendo il settore produttivo e l’occupazione nel territorio pedemontano della Maielletta. «La chiusura della Lazzaroni di Pretoro e della Ball Beverage Packaging di San Martino sulla Marrucina», dice Caramanico, «mettono in evidenza la precarietà del nostro territorio, causata da una programmazione regionale che ha impedito l’accesso a incentivazioni e finanziamenti. Nel 2013 il Governo aveva avviato con le Regioni i lavori preparatori per individuare le aree per gli aiuti nel 2014-2020. Successivamente, con l’approvazione della delibera 338 del 5 maggio 2014 della giunta regionale di centrodestra guidata da Gianni Chiodi, sono state individuate le aree candidate agli aiuti e finalità per assicurare lo sviluppo di determinate zone svantaggiate all’interno dell’Unione Europea. Nel 2016 poi», continua Caramanico, «è stato approvato il decreto a cui ha fatto seguito l’approvazione della delibera regionale 684 del 29 ottobre con la quale sono stati individuati i vari sistemi di lavoro con un numero di Comuni per ogni provincia, 92 per L' Aquila, 40 per Pescara, 28 per Teramo e solo 15 per Chieti».
Caramanico evidenzia che questa programmazione ha voluto fortemente penalizzare la provincia chietina, nonostante abbia una popolazione superiore alle altre e, soprattutto, ha completamente escluso i Comuni appartenenti al sistema locale del lavoro di Guardiagrele, in gran parte localizzati nelle zone interne e nella aree disagiate, come per esempio, quelle di San Martino sulla Marrucina e Pretoro, interessate ora dalle chiusure delle attività industriali. «La programmazione messa in atto dalla Regione ha penalizzato la provincia di Chieti e, in particolare, modo il nostro territorio», conclude Caramanico. «Oggi ci ritroviamo a pagare le conseguenze, senza avere nessuno strumento per difendere le nostre aziende e i nostri lavoratori».
Giovanni Iannamico

