Don Bosco, contagi e morti Scatta l’inchiesta del Nas

Ortona. Riscontrate «non conformità»: denunciato il responsabile della struttura Finiscono nei guai anche i titolari di 2 strutture delle province di Pescara e Teramo
ORTONA. I carabinieri del Nas di Pescara indagano sui contagi da coronavirus nella casa di riposo Don Bosco di Ortona: dall’inizio della pandemia, 6 ospiti sono morti e altri 27 sono risultati positivi così come 12 operatori. I militari dell’Arma, in base a quanto emerso, hanno riscontrato una serie di non conformità e denunciato il responsabile alla procura della Repubblica teatina. Accertamenti sono in corso anche in un’altra struttura del Chietino dove è scoppiato un focolaio Covid.
I controlli del Nas hanno interessato pure altre località abruzzesi. In una struttura assistenziale della provincia di Pescara e in una di Teramo, le indagini dei carabinieri «hanno evidenziato gravi violazioni commesse dai gestori, anche riconducibili all’abbandono a se stesse di persone bisognose di assistenza», spiegano dal Nas. Non solo: sarebbe stato «favorito, per colpa, il contagio del Covid, determinando il decesso di diverse persone anziane, peraltro ospitate in un numero superiore a quello consentito. In uno dei due interventi è stata rilevata l’omessa comunicazione alla Asl dei casi di positività al test diagnostico per il coronavirus, che avrebbe ulteriormente contribuito all’estensione del contagio di tutti i 20 ospiti presenti e di 8 dipendenti su 12».
In concomitanza con il periodo delle festività natalizie e fino al 6 gennaio, il Comando carabinieri per la tutela della salute ha realizzato, in stretta intesa con il ministero della Salute, una campagna di verifiche in tutta Italia che ha portato all’ispezione di 1.848 strutture sanitarie e socio-assistenziali, ovvero residenze sanitarie assistite e di lungodegenza, case di riposo, comunità alloggio, rilevando irregolarità in 281 casi, pari al 15% degli obiettivi ispezionati.
In particolare, 143 violazioni hanno riguardato le misure di contenimento alla diffusione del Covid, pari al 38% delle irregolarità complessivamente riscontrate, «come il mancato uso di dispositivi di protezione da parte degli operatori e la loro corretta formazione alla mancata individuazione di percorsi e aree dedicati, la programmazione delle fasi di pulizia e sanificazione». Sono state 18 le strutture che, a causa di criticità particolarmente gravi o per lo stato di abusivismo in cui operavano, sono state sospese o chiuse. Complessivamente, le verifiche hanno portato alla contestazione di 109 violazioni penali e 373 amministrative, con l’applicazione di sanzioni per un totale di 111mila euro. I denunciati sono stati 83, mentre 287 persone sono state segnalate alle autorità amministrative.

