Don Ciotti: azioni concrete contro la mafia

17 Ottobre 2014

San Martino sulla Marrucina, il sacerdote riceve il premio Masciarelli: la politica fa solo chiacchiere

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. «L'antimafia è diventato un insieme di slogan, una medaglia di cui arriva a fregiarsi anche chi non capisce nulla della mafiosità e degli immani danni che procura alla società italiana, al benessere nostro e dei nostri figli, alla moralità di una nazione». Quella di don Luigi Ciotti è stata un'appassionata arringa sui valori in declino, sulla politica «che quasi sempre non fa nulla tranne che chiacchierare», sulla necessità di confiscare beni e denaro alla malavita organizzata nazionale e internazionale. Il sacerdote antimafia ha tenuto l'altroieri il discorso, spesso interrotto da applausi, davanti alla platea del 6° Premio "Gianni Masciarelli-Oltre la vite" dedicato al vignaiolo martinese scomparso prematuramente nel 2008. Premio che la giuria ha assegnato quest'anno a Libera, l'associazione fondata da don Ciotti che riunisce 1.600 sodalizi impegnati nel reimpiego dei patrimoni sottratti dai tribunali alle mafie. Cerimonia solenne che da tradizione è inserita in un consiglio straordinario che vota la proposta di conferimento dell'onorificenza, consistente in un tralcio di vecchia vite dei vigneti Masciarelli con gioiello realizzato dall'orafo Enzo Torrieri montato su una base di pietra bianca della Maiella lavorata dallo scultore Riccardo Di Ienno. La cerimonia è stata condotta dal sindaco Luciano Giammarino e dal vice Ennio Di Renzo, mentre al tavolo del consiglio c'era la vedova Marina Cvetic, oggi a capo dell'azienda vinicola martinese conosciuta per i vini di pregio esportati nei cinque continenti. Cristallina la relazione tra lo spirito del Premio, un riconoscimento a chi coniuga il lavoro della terra con i valori più alti tramandati dalle generazioni passate, e l'opera di don Luigi che mira a «restituire la terra alla fruizione di tutti, come Dio la consegnò in origine all'uomo, a Adamo e Eva», ha detto. Il fondatore di Libera ha insistito sul concetto di «moralità, quell'elemento che dà forma nuova a tutto ciò che facciamo su questa terra, in questa vita che è una», ha sottolineato, «e che buttiamo via quando ci riempiamo la bocca di termine come "legalità", uno sport purtroppo praticato da molti, che irresponsabilmente sono complici delle mafie quando non fanno nulla, chiudono gli occhi davanti alla prepotenza. La mafia è un problema morale ancor prima che di legge», ha aggiunto, «è azione concreta come quella di Pio Latorre che venne ucciso ancor prima che entrasse in vigore la legge che porta il suo nome e quello di Virginio Rognoni, una brillante intuizione che vedeva nella confisca dei patrimoni mafiosi e la loro fruizione devoluta alla società sana la chiave della sconfitta di tutte le mafie. E non posso non pensare, quando inauguro le tante cooperative che si costituiscono per gestire i patrimoni confiscati, a Placido Rizzotto, assassinato perché osò proporre la gestione collettiva di quei beni che sanguinavano di prepotenza e sopruso». (f.b.)

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