Dona la casa al figlio e inizia il calvario

Professionista accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento d’imposta. Assolto dopo 4 anni, ma la carriera è finita
LANCIANO. Ha donato una casa al figlio, un regalo di laurea promesso da anni, e si è ritrovato con tutto il patrimonio sequestrato, il suo e quello dei familiari. Accusato di aver donato quella casa per evitare di restituire ad Equitalia un piccolo debito da lui accumulato. È stato un calvario quello che ha vissuto un noto e stimato professionista aquilano, P.R. , trasferitosi a Mozzagrogna dopo il terremoto del 2009. Ci sono voluti quattro anni, dal maggio 2014 al luglio scorso, per dimostrare, grazie al suo difensore Ettore Ridolfi, la piena innocenza. In quattro anni, però, sono andati in fumo attività lavorativa e tranquillità psicologica. Il professionista era un impiantista molto conosciuto, titolare di due società d’ingegneristica, tra cui uno studio di progettazione con una decina di dipendenti, ora tutti a casa. La denuncia di Equitalia per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta non ha bloccato solo i suoi conti ma ha anche provocato la fine anticipata della sua carriera, che si reggeva anche sulla comprovata - sino a quel momento - stima che si era guadagnato in anni di lavoro.
Tutto è partito quando il professionista ha deciso di donare la casa di Mozzagrogna al figlio. Glielo aveva promesso da anni e alla laurea ha rispettato la promessa. Visto che, però, aveva un debito con Equitalia, la società di riscossione lo denuncia in procura, ritenendo che l’uomo stesse alienando il proprio patrimonio per evitare di pagare il dovuto. Equitalia non si accorge che il patrimonio del professionista è di gran lunga capace di ottemperare al debito, anche senza la casa di Mozzagrogna data al figlio. In un secondo tutto il patrimonio del professionista e della sua famiglia viene bloccato. Lui non sa nulla: un giorno va in banca per un prelievo e gli dicono che non possono dargli i suoi soldi. Neanche la banca conosceva il perché. Non senza difficoltà, scopre alla fine di essere nel mirino di Equitalia. Il tribunale del Riesame ha poi dissequestrato i beni della famiglia, ma non i suoi. E finalmente a luglio scorso il giudice Cleonice Cordisco lo assolve perché «il fatto non sussiste». Il giudice riconosce che la donazione non è stata fatta per evitare di pagare il debito con Equitalia, anche perché «l’imputato ha donato al figlio immobili di un valore modesto rispetto al suo patrimonio complessivo», scrive il giudice. Si deve cioè tenere conto, spiega ancora, «della valutazione in riferimento all’idoneità del restane patrimonio del soggetto, ovvero della capacità del patrimonio di soddisfare comunque la pretesa tributaria».

