Donna strangolata dentro casa: no alla scarcerazione del marito

17 Gennaio 2024

Il giudice respinge la richiesta del difensore di Di Nunzio per una misura cautelare meno pesante Dopo l’interrogatorio, per il gip non sono emersi elementi nuovi sulla pericolosità dell’indagato

LANCIANO. Resta per ora in carcere Aldo Rodolfo Di Nunzio, il 71enne ex ispettore dei vigili del fuoco arrestato per l’omicidio della moglie Annamaria D’Eliseo, 60 anni.
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha rigettato la richiesta di scarcerazione dell’indagato, presentata dall’avvocato Silvia De Santis a margine dell'interrogatorio di garanzia, lunedì nel penitenziario di Villa Stanazzo.
Il giudice ha ritenuto sufficienti gli elementi di responsabilità indicati dalla procura di Lanciano nella richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere (la seconda dopo quella già depositata l’estate scorsa e poi rigettata anche in appello), e portati alla luce dai recenti sviluppi investigativi condotti dai carabinieri del Norm di Lanciano.
La prova decisiva che ha incastrato il marito della vittima è l’audio registrato dal microfono delle telecamere di sorveglianza che si trovano all’esterno della villa di contrada Iconicella, dove il 15 luglio 2022 Annamaria D’Eliseo è stata trovata morta.
Nella registrazione sarebbero impressi gli ultimi istanti di vita della bidella, con le sue grida d’aiuto: «No, lasciami, no. Lasciami». Audio che, evidentemente, l’ex ispettore dei vigili del fuoco non è riuscito a giustificare in maniera sufficientemente convincente, rispondendo alle domande del Gip, del procuratore Mirvana Di Serio e del sostituto Fabiana Rapino.
Per Di Nunzio, che dal carcere continua a professarsi innocente, la moglie si sarebbe tolta la vita impiccandosi al solaio della rimessa con un cavo elettrico. A distanza di un anno e mezzo, invece, la ricostruzione del suicidio appare messa su ad arte.
Sul giudizio negativo all’istanza di scarcerazione (espresso anche dalla procura) pesano anche la personalità e l’indole irascibile dell’indagato e il pericolo che possa commettere altri gravi reati, in particolare contro le figlie, come era già emerso nella stessa richiesta di arresto.
In caso di mancato accoglimento della scarcerazione, il difensore di Aldo Rodolfo Di Nunzio aveva chiesto una misura meno afflittiva per il suo assistito (obbligo di firma o di dimora) e, in subordine, gli arresti domiciliari. Ma il Gip ha ritenuto che nel corso dell’interrogatorio non siano emersi elementi tali da richiedere un mutamento della misura cautelare attualmente applicata.
«Domani tornerò in carcere per parlare con il mio assistito e valuteremo insieme il da farsi», commenta l’avvocato Silvia De Santis, «l’istanza di riesame è una opzione, ma al momento non c’è nulla di certo. Il quadro accusatorio non è omogeneo e le esigenze cautelari, a nostro parere, non sono mutate in questo anno e mezzo. Faremo le nostre valutazioni prima di decidere».
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