Donna uccisa dal marito, i figli: «I nostri cuori sono lacerati»

Angelo Bernardone è rinchiuso nel carcere di Vasto con l’accusa di omicidio volontario aggravato A Natale l’ultima cena in famiglia prima del dramma sul ponte. Stamattina la procura affida l’autopsia
CASALBORDINO. «Siamo distrutti, abbiamo perso anche un padre. È un dolore che lacera il cuore». Nelle parole di Sara Bernardone c’è la sofferenza per una tragedia che supera i confini familiari e colpisce nel profondo Casalbordino. Qui, il pomeriggio di Santo Stefano, Angelo Bernardone, 74 anni, ha ucciso la moglie Maria Rita Conese, 72 anni, malata di Alzheimer, buttandola dal ponte che sovrasta il fiume Osento, prima di citofonare alla caserma dei carabinieri per costituirsi. Un volo di dodici metri che non ha lasciato scampo all’anziana e che ha fatto piombare in un incubo Sara e gli altri tre figli della coppia, Monica, Amedeo e Marco. No, per il momento non se la sentono di andare oltre: è un dolore troppo grande e recente per essere affidato alle parole. Perché sono bastati pochi istanti, intorno alle due del pomeriggio di domenica, per sconquassare una famiglia che, il giorno precedente, si era riunita per festeggiare il Natale.
IL PRANZO DI NATALE
C’erano tutti al pranzo organizzato a casa di Monica. C’era Angelo, ex operaio della Società italiana vetro di San Salvo, descritto da tutti come un uomo tranquillo. C’era Maria Rita, fiaccata nella mente e nel fisico da una malattia che, inevitabilmente, condizionava anche l’esistenza dei suoi familiari. C’erano Amedeo e Marco, che vivono nella casa di famiglia, al civico 4 di via D’Annunzio, non lontano dallo stadio. E c’erano anche le famiglie di Sara e Monica. Maria Rita pensava ossessivamente ai suoi genitori, morti da tempo: era convinta che fossero ancora vivi e che avessero bisogno di lei. Lo aveva fatto anche durante il pranzo di Natale. E una delle figlie, per tranquillizzarla, l’aveva portata a fare un giro in auto.
LA TRAGEDIA
Domenica, subito dopo pranzo, la donna aveva ricominciato a parlare dei genitori. Così Bernardone, insieme alla moglie, è salito sulla sua Fiat Panda per raggiungere il cimitero di Atessa e portarla sulla tomba dei suoceri. «Voleva farle capire che erano morti», spiega il difensore di Bernardone, l’avvocato Vincenzo Cocchino. Ma in auto, sempre per lo stesso motivo, è scoppiata una discussione. Stando al racconto dell’uomo, la moglie aveva già slacciato la cintura per scendere dall’auto in corsa e continuare a piedi fino al cimitero. Allora lui ha accostato la Punto ed è sceso. La stessa cosa ha fatto Maria Rita. Poi, la tragedia. «Non ce la facevo più».
ORA È RINCHIUSO IN CARCERE
Angelo, accusato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela, ha trascorso la sua prima notte da fermato in una camera di sicurezza della caserma dei carabinieri della compagnia di Ortona. Ha rifiutato la cena, è apparso sconvolto. Ieri mattina, intorno alle 11, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Vasto Michele Pecoraro, è stato accompagnato nel carcere di Torre Sinello.
L’AUTOPSIA
Stamattina il pm chiederà la convalida del fermo al giudice per le indagini preliminari, che fisserà l’udienza. Oggi, invece, sarà affidato l’incarico per l’autopsia al medico legale Cristian D’Ovidio.
LA DIFESA
«Non c’è stata alcuna premeditazione», rimarca l’avvocato Cocchino, che sta valutando la richiesta di una perizia psichiatrica per il suo assistito. «Angelo», prosegue il legale, «voleva bene alla moglie e non riusciva ad accettare quello che le stava accadendo». Sempre secondo la difesa, Bernardone – mettendo fine alla vita della donna – voleva interrompere la sua sofferenza. La dimostrazione sarebbe la lucidità con cui, dopo il fatto, ha prima avvisato i figli e poi è andato a costituirsi, sempre in auto, accompagnando i carabinieri sul posto e raccontando quello che era successo. Ieri gli investigatori hanno ascoltato una figlia della coppia e altri testimoni per appurare da quanto tempo Conese soffrisse di Alzheimer e come reagisse Bernardone davanti al progressivo peggioramento della moglie. Una malattia che ha logorato e trasformato in assassino un insospettabile.

