Dragaggio bloccato, c’è anche l’esposto

Ortona. Nervegna e Di Pretoro al Consiglio della giustizia amministrativa: danni incalcolabili al porto per i ricorsi tra privati
ORTONA. Il caso dragaggio si arricchisce di un’ulteriore novità. Antonio Nervegna ed Euclide Di Pretoro, in passato consulenti in materia portuale dell’ex sindaco Vincenzo D’Ottavio e pionieri “dell’alleanza” tra gli scali marittimi di Ortona e Civitavecchia, hanno presentato un esposto sul ritardo dei lavori di escavazione dei fondali del porto adriatico. Lo hanno fatto al Consiglio superiore della giustizia amministrativa, attraverso un documento datato 28 settembre e indirizzato per conoscenza anche al ministro della Giustizia, al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Nervegna e Di Pretoro ripercorrono quelle che sono state finora le tappe di questa intricata vicenda a partire da quando la «Regione Abruzzo nel dicembre 2013 ha deliberato un finanziamento per i lavori di dragaggio del porto di Ortona per un importo di 9,35 milioni di euro a valere sui fondi Fas». Step by step la ricostruzione arriva fino ai ricorsi per l’appalto delle opere ed una sentenza del Consiglio di Stato che dovrebbe arrivare non prima di gennaio 2018. In merito i due esperti scrivono: «In sostanza, per una decisione che riguarda un contenzioso tra due privati si è perso ancora un anno, con un danno incalcolabile per il pubblico interesse (economia, lavoro, sviluppo) e il grave rischio che si perda il finanziamento comunitario di 9,35 milioni di euro, che torneranno all’Ue, se i lavori non saranno completati e rendicontati entro il 31 dicembre 2018».
Nervegna e Di Pretoro si mostrano preoccupati e aggiungono: «Tra lo stanziamento dei fondi e la realizzazione delle opere, nel nostro Paese, ci sono tempi biblici, soprattutto se confrontati con le necessità dell’economia, dell’occupazione, dello sviluppo e anche della sicurezza. Una delle cause dell’arretratezza del nostro Paese, è proprio la difficoltà con cui si riescono a dragare i porti, diversamente dagli altri paesi europei, che hanno procedure semplificate e snelle, che permettono di operare in tempi compatibili con l’economia, pur nel rispetto della sicurezza, dell’ambiente, della legalità e della trasparenza».
I due esperti ribadiscono l’importanza di arrivare al dragaggio perché «rendere agibile il porto vuol dire dare risposte alle aspettative di tante imprese dei poli produttivi di un vasto territorio del centro Italia, permettere la crescita di uno dei driver più importanti della ripresa economica, aprire nuove possibilità di sviluppo, anche turistico, per quelle aree interne tanto martoriate dagli eventi sismici e dalle calamità naturali, che ci hanno drammaticamente segnato in questi ultimi anni». Con l’esposto presentato, quindi, Nervegna e Di Pretoro chiedono che si intervenga tempestivamente con gli strumenti consentiti e le opportune iniziative, «al fine di ripristinare il primato dell’interesse pubblico su quello privato».
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