Droga dall’Albania nel Vastese, 9 assoluzioni in Corte d’appello

Per l’operazione “Esmeralda” in primo grado erano stati condannati 10 imputati a 80 anni di carcere I giudici dell’Aquila hanno accolto la tesi dei difensori che contestavano l’associazione per delinquere
VASTO . Nove assoluzioni e una sola condanna. È quanto hanno deciso i giudici della Corte d’appello dell’Aquila formata da Giuseppe Romano Gargarella, Alfonso Grimaldi e Raffaella Giammarota, al termine del processo a carico di dieci imputati che in primo grado avevano accumulato complessivamente ottant’anni di carcere. Dopo undici anni è arrivato al capolinea il processo sull’operazione “Esmeralda”, la retata antidroga scattata su richiesta del gip aquilano Marco Billi. Grande la soddisfazione dei difensori. Partito con 31 imputati in primo grado, il tribunale vastese ne aveva condannati 10 e assolti 21. La pubblica accusa anche allora aveva chiesto la condanna solo per tre imputati. In appello la Corte ha pronunciato l’assoluzione per Claudio Spinelli (46 anni di Pescara), Carmine Bevilacqua (50, Vasto), Lucia Sauchella (48, Mondragone), Davide De Simone (46, Lanciano), Maria Bevilacqua (45, Pescara), Italo Di Rocco (56, Pescara), Umberto Bevilacqua (40, Pescara), Rita Di Rocco (38, Pescara) e Ferdinando Bevilacqua (54, Vasto). Rideterminata la pena per Anna Bevilacqua, 42 anni di Vasto, in sette anni di reclusione e trentamila euro di multa.
L’operazione Esmeralda prese il via da due quaderni finiti nelle mani dei militari del nucleo investigativo diretti dal capitano Eugenio Stangarone. I carabinieri individuarono in quegli appunti un’organizzazione che con la droga acquistata in Albania riforniva da Vasto tutta la costa adriatica. L’accusa contestata agli imputati era associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. Il “capofila”, secondo gli investigatori e i giudici vastesi, sarebbe stato un rom, Italo Di Rocco, difeso dall’avvocato Raffaele Giacomucci. A difendere Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella, la cui posizione era molto delicata, sono stati gli avvocati Antonello Cerella, Giuseppe La Rana, Alessandra Cappa e Fiorenzo Cieri. Gli altri imputati erano difesi dagli avvocati Luigi Marinelli, Gaetano Pedullà, Gianluigi Amoroso, Antonio Valentini e Alfredo Forcillo.
Nell’elenco degli indagati comparivano in origine anche diversi minori la cui posizione è stata trasmessa al tribunale per i minori dell’Aquila. Le misure cautelari scattarono nel 2011 su disposizione del gip del tribunale dell’Aquila e su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono andate avanti da febbraio 2010 ad aprile 2011. Su 31 indagati, 18 furono arrestati. L’operazione, una delle più importanti contro lo spaccio nel Vastese, impiegò 250 carabinieri. Molti di loro arrivarono dalla capitale. A dirigere le indagini fu il gip Billi su richiesta del pm Antonietta Picardi.
In appello è stata accolta la tesi dei difensori che hanno contestato l’associazione a delinquere. Gli imputati sono stati assolti dall’accusa di spaccio con la formula «perché il fatto non sussiste». In qualche caso le accuse sono state derubricate in piccolo spaccio e quindi estinte per maturata prescrizione. Confermate per Anna Bevilacqua le pene accessorie (revoca sospensione condizionale delle pena e pene accessorie) e confermata la confisca e sequestro della merce.
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