Due famiglie fuori casa da un anno

30 Dicembre 2017

Torrevecchia Teatina, nessuna riparazione dopo la frana di Valle Paro

TORREVECCHIA TEATINA. Un Natale triste per le famiglie di Torrevecchia Teatina sgomberate dalle proprie abitazioni poco meno di un anno fa e che non ancora riescono a tornare a casa. A denunciare la situazione, che non sembra risolversi dopo l’emergenza maltempo di gennaio 2016, è Nando Marinucci del gruppo Impegno Civico per Torrevecchia Teatina: «Con propria ordinanza, l’autorità comunale decise di allontanare dalle case, site in via Chieti a ridosso della scarpata di valle Paro, due famiglie con l’intento di mettere in atto provvedimenti di sicurezza», racconta. Il Centro raccolse la denuncia di una delle due famiglie: Antonio Cecere e Luisa Passaretti, con i figli di 9 e 12 anni, furono sgomberati dalla loro abitazione il 24 gennaio scorso dopo che lì si aprì un frana con il crollo di un capannone. Un disastro che li ha costretti a vivere prima in un bed and breakfast e poi in un albergo convenzionato con la Regione fino a circa due mesi fa. Dal 1° novembre la famiglia Cecere vive in un appartamento in affitto a proprie spese. Continua Marinucci: «Siamo di nuovo in inverno, ma alcuna iniziativa si è concretizzata».
«Siamo stati all’Aquila», dice Cecere, «e abbiamo scoperto che il Comune di Torrevecchia non ha fatto ancora nessuna richiesta di finanziamento alla Regione per correre ai ripari nella nostra zona. Sono scoraggiato».
Secondo Marinucci, «ci sono state due semplici richieste di finanziamento, una di 400 mila euro per via Teramo e una di 500 mila euro per via Valle Paro, che non riguardano però il luogo di pericolo delle due famiglie. Se dalle ordinanze del gennaio e febbraio 2017 non è stato ancora deliberato alcun indirizzo ed approvato alcun progetto da inserire nella piattaforma telematica Rendis curata dall’Ispra, allora non è possibile garantire alcunché». Per Marinucci bisogna «intraprendere vere iniziative progettuali pubbliche dirette e finanziabili. L’amministrazione deve immediatamente mettere in funzione gli uffici tecnici, con un progetto credibile per il rientro in casa degli sgomberati. Non si può più perdere tempo».
Edoardo Raimondi