Due malati a stanza tra mille precauzioni

Atessa. Al San Camillo da sabato scorso i pazienti meno gravi: il più giovane ha 35 anni, il più anziano 94
ATESSA. Quattordici pazienti affetti da coronavirus, due per ogni stanza del terzo piano ultimamente rimodernato, così come quasi tutto l’ospedale. Provengono da Chieti, altri ne arriveranno nei prossimi giorni fino ad arrivare, per il momento, al massimo di 42: tanti sono i posti di quell’ala. Sono tutti pazienti meno critici, ossia stabili clinicamente e in degenza di osservazione. In alcuni casi sono persone con più patologie. Il più giovane ha 35 anni, il più anziano 94.
«Sono contenti perché hanno trovato una struttura più ospitale, meno caotica, con meno criticità che non quella di Chieti», afferma un medico. I trasferimenti da Chieti saranno costanti e man mano che i pazienti avranno necessità di un regime assistenziale a minore intensità arriveranno ad Atessa, ospedale nel quale, per il momento, sono stati assegnati 15 infermieri, 9 operatori socio sanitari e 13 medici, ma la dotazione di personale sarà ampliata proporzionalmente al numero dei ricoverati. Con i medici sul posto, l’ospedale di Chieti ha un contatto costante per seguire al meglio l’evoluzione del quadro clinico dei degenti.
I pasti arrivano da una gestione esterna e le camere hanno la televisione. I pazienti trasferiti ad Atessa devono completare il loro percorso di cura che si conclude con il doppio tampone negativo: solo a quel punto potranno lasciare il San Camillo e fare ritorno nelle proprie abitazioni. Fino a quel momento quei pazienti sono, a tutti gli effetti, positivi e, quindi, per loro sono richieste, proprio perché ancora potenzialmente infettanti, tutte quelle precauzioni stabilite nei protocolli medici.
Per consentire ingresso e uscita in sicurezza per medici e infermieri, sono stati creati filtri operativi allo spogliatoio centralizzato, attraverso barriere fisiche e ad aria, andando a creare una separazione netta tra interno ed esterno. Le attenzioni non devono mai venire meno.
I primi pazienti sono arrivati al San Camillo sabato santo pomeriggio e sono stati accolti, nell’atrio da medici e infermieri. «Ciao a tutti», ha detto arrivando ad Atessa la prima paziente trasferita da Chieti, seguita da un altro che ha aggiunto: «Mi raccomando, adesso curateci bene». (m.d.n.)
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