Due tele del ’700 tornano a splendere a Santa Maria

2 Marzo 2016

Restaurati i dipinti custoditi nella sacrestia della chiesa Dopo la presentazione ai fedeli presto saranno esposte

VASTO. Il trascorrere del tempo li aveva offuscati. Grazie a don Domenico Spagnoli due gioielli del 1700, custoditi nella chiesa di Santa Maria Maggiore, potranno essere nuovamente ammirati in tutta la loro bellezza. Si tratta di due tele di inestimabile valore, “Il sacrificio di Isacco” di autore ignoto e “L’arcangelo Michele” attribuito a Francesco Solimena, uno degli artisti più amati dai regnanti e cardinali dell’epoca perché capace di esprimere sulla tela o con gli affreschi la cultura tardo-barocca in Italia. Le due tele erano conservate nella cosiddetta “sagrestia dei chierichetti”, compromesse dal tempo avevano bisogno di importanti interventi di restauro. Il parroco ha compiuto un certosino lavoro di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico conservato nella chiesa del centro storico.

Le tele sono tornate al loro antico splendore grazie all’intervento della restauratrice Michela Tavano, in collaborazione con Ivana Di Nardo della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, che ha approvato e seguito le varie fasi del recupero dei due capolavori. La tela restaurata non è l’unica opera di Solimena custodita a Vasto. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore sono conservate anche “La Pentecoste” e “L’incoronazione di san Celestino V”. La ristrutturazione dei due dipinti è stata annunciata sabato scorso, nel corso di una cerimonia che si è tenuta in chiesa contestualmente alla presentazione ufficiale del risultato del lavoro di restauro.

Dopo l’introduzione di don Spagnoli è stata la restauratrice Michela Tavani a spiegare gli interventi eseguiti e la peculiarità dei dipinti, che nei prossimi giorni saranno ricollocati nella sala e visibili al pubblico. “Il Sacrificio di Isacco” mostra l’atto di fede in Dio di Abramo. Il pittore, con incredibile maestria, è riuscito a rappresentare l’espressione del volto mettendo in evidenza il sentimento del dolore dilaniante del padre che sta per uccidere il figlio, attraverso le rughe del viso contratto dalla sofferenza. «Le due tele», dice don Domenico, «meritano di essere ammirate. Con il loro recupero la chiesa di Santa Maria Maggiore si conferma sempre più uno scrigno di fede, bellezza e arte». (p.c.)

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