«E adesso dobbiamo lavorare sui giovani»

CHIETI. «La violenza si combatte anche e soprattutto sui banchi di scuola». Lo afferma l’avvocato Monia Scalera, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Chieti, nella...
CHIETI. «La violenza si combatte anche e soprattutto sui banchi di scuola». Lo afferma l’avvocato Monia Scalera, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Chieti, nella Giornata internazionale contro la violenza delle donne. «Diciamo certamente sì al Codice rosso e all’inasprimento delle pene, ma per estirpare il retaggio culturale che tanti uomini si portano dietro, anche i più miti, dobbiamo lavorare e concentrarci sui nostri figli», è il messaggio di Scalera che lancia un invito con due destinatari: «È compito degli insegnanti sensibilizzare i giovani alla cultura del rispetto di genere e mi riferisco non solo ai docenti ma anche agli educatori in generale, a partire dall’ambiente sportivo fino alle associazioni. Ed è anche un compito che grava sulle famiglie: i nostri ragazzi devono vivere in un ambiente in cui il rispetto della diversità di genere è la normalità. E a noi madri spetta il compito più grande, cioè quello di crescere uomini perbene: la parità tra uomo e donna è e deve diventare una cosa scontata, un non problema. Ma per arrivare a questo obiettivo», continua la presidente del Cpo, «c’è bisogno di lavorare sulle menti acerbe, sulle nuove generazioni, sui giovani che scriveranno il futuro». E anche gli avvocati intendono farsi carico della responsabilità di lanciare un messaggio di contrasto alla violenza di genere e uguaglianza: «Noi come Cpo ci impegneremo in questo senso: tra i nostri obiettivi», riflette Scalera, «c’è anche quello di veicolare la cultura del rispetto, non soltanto nelle aule di tribunale ma in tutta la società». Insieme alla presidente Scalera, il Cpo è composto dai legali Lara Di Paolo, Simona Staffieri, Giovanni Angelucci, Massimo Di Rocco, Marialuisa Campanella, Omar Sanelli, Rita Di Falco, Cristiano Zulli, Maria Adorante e Gabriella Luccitti.
Una riflessione importante che arriva in un giorno dal significato simbolico: sono sempre più frequenti i casi di violenza sulle donne, tanti finiscono sulle pagine di cronaca e tanti altri restano sommersi. I dati del ministero dell’Interno rivelano che, tra il 1° gennaio e il 21 novembre scorso, su 263 omicidi commessi in Italia, 109 vittime sono donne e, di queste, 93 sono state uccise in ambito familiare e affettivo.

