E dopo l’eolico ecco il fotovoltaico «Un maxi impianto di 66 ettari»

1 Febbraio 2024

FURCI. Un maxi impianto fotovoltaico nella stessa area che dovrebbe ospitare due delle undici torre del “Parco eolico Abruzzo”, cioè a circa nove chilometri dal centro abitato di Furci e al confine...

FURCI. Un maxi impianto fotovoltaico nella stessa area che dovrebbe ospitare due delle undici torre del “Parco eolico Abruzzo”, cioè a circa nove chilometri dal centro abitato di Furci e al confine con il territorio di Cupello. Due progetti che si sovrappongono in uno stesso territorio a dimostrazione della totale assenza di programmazione. Si tratta di un grande impianto fotovoltaico presentato al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica dalla Aran Srl di Roma. Fa il paio con il progetto per la realizzazione di undici torri eoliche di 6 Mw ciascuno, per una potenza complessiva pari a 66 Mw, da realizzare nei territori di Cupello, Fresagrandinaria, Palmoli, Tufillo e Furci, contro il quale si sono mobilitati i sindaci dei cinque comuni.
L’area individuata per l’impianto fotovoltaico è sulla collina di contrada Le Morge, a circa nove chilometri dal centro abitato di Furci e al confine con Cupello, per un totale di 66 ettari. Contro il progetto si schiera il gruppo consiliare Officina Cupello. «È l’ennesimo progetto di occupazione di terreno fertile e produttivo con un impianto fotovoltaico», attacca il consigliere comunale Camillo D’Amico, «bisogna fermare questo scempio infinito che sottrae aree fertili e produttive per pochi spiccioli e nell’interesse di pochi. Gli agricoltori hanno fame e stentano a sopravvivere con i magri ricavi e i notevoli costi di produzione, ma non è eticamente lecito sfruttare questa situazione per produrre un danno incalcolabile alla collettività tutta sottraendo importanti aree produttive che dovrebbero essere destinate a produzioni di qualità. Non ho nulla contro il ricorso alle forme di produzione di energia alternativa e pulita ma, soprattutto nel caso degli impianti fotovoltaici, sarebbe il caso di incentivare l’utilizzo di aree declive e marginali, al posto delle superfici agricole così da fare anche della sana manutenzione territoriale. Oppure installarli nei tetti delle abitazioni e dei capannoni industriali, molti dei quali abbandonati, rendendoli appetibili per essere poi riutilizzati per nuove attività imprenditoriali. La difesa dei redditi agricoli non la si fa solo con facili enunciazioni di principio e di circostanza ma con politiche mirate di sostegno e promozione della qualità, di tutela e valorizzazione delle filiere, di conservazione delle aree produttive». (a.b.)
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