E FdI critica le misure anti default

L’opposizione: «Scelte sbagliate». Febo: «Doveroso provare a risanare i conti»
CHIETI. I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Roberto Miscia, Giuseppe Giampietro e Carla Di Biase, all’indomani della sentenza della Corte dei conti puntano il dito contro il «lunghissimo elenco di incapacità amministrativa certificato dai giudici» a fronte della spesa corrente «addirittura lievitata in alcune poste, come le indennità di sindaco e assessori».
I consiglieri contestano «il difetto dei presupposti del piano di riequilibrio frutto del lavoro dell’amministrazione Ferrara». «Un piano definito dalla Corte non sostenibile», aggiungono, «senza misure congrue, in cui mancano gli atti che dimostrano il reale cambiamento rispetto a quanto preventivato e millantato, che avrebbe portato il Comune, così come redatto, a non garantire i servizi essenziali ai cittadini. A nulla serve propagandare il miglioramento dei conti perché a parlare sono gli atti, che evidenziano come il minimo segnale positivo sia da attribuire all’eccezionalità del ritorno di finanziamenti statali nel 2021-2022». Sulla stessa linea Maurizio Costa (Forza Chieti): «La Corte dei Conti nel suo intervento ha attribuito la situazione di forte criticità delle casse comunali a quanto venne deciso dal 2009-2010 che portò alla nascita della Teateservizi, decisa dall’allora governo cittadino. La Corte ha messo in chiara evidenza quanto ho sempre affermato: è mancato il necessario controllo». Costa rileva come sia stato sbagliato considerare «100 milioni di residui attivi senza rendersi conto che molte di quelle somme non sono più esigibili».
Di contro, il presidente del consiglio comunale Luigi Febo, rileva che «il riequilibrio andava tentato» nonostante «la sedimentazione delle criticità, rimaste irrisolte anno dopo anno, dal lontano 2012 e nonostante i diversi richiami della Corte dei Conti che, costantemente, ha chiesto al Comune una soluzione ai problemi di cassa e di struttura che solo l’attuale governo cittadino ha cominciato ad affrontare». Il tentativo di riequilibrio per Febo era «doveroso», una «scelta politica motivata soprattutto dalle condizioni in cui versava la città nel 2020», nonostante i giudici lo abbiano ritenuto «non abbastanza efficace» per escludere il dissesto. «Abbiamo avuto sulla strada anche il Covid», dice, «che ha paralizzato la nostra attività, bloccando la capacità di riscossione, riattivata solo al termine della pandemia e anche grazie alle scelte fatte su Teateservizi». (y.g.)
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