E gli esperti contano i danni «Adesso il rimboschimento»

3 Settembre 2020

VASTO . Rimboschimento di specie arboree della macchia mediterranea e azioni di monitoraggio per evitare l’attecchimento di piante esotiche che possono avere la meglio su quelle autoctone, mettendo a...

VASTO . Rimboschimento di specie arboree della macchia mediterranea e azioni di monitoraggio per evitare l’attecchimento di piante esotiche che possono avere la meglio su quelle autoctone, mettendo a rischio la biodiversità. Sono gli interventi che gli esperti della Cogecstre si accingono a mettere nero su bianco dopo il sopralluogo compiuto ieri nella riserva naturale di Punta Aderci dal professor Gianfranco Pirone, già ordinario di ecologia vegetale e geobotanica alla facoltà di scienze dell’Università dell’Aquila, dalla botanica Caterina Artese e dall’ecologo Vincenzo Ronzitti.
Si contano i danni dopo l’incendio che domenica scorsa ha divorato la falesia, la vegetazione protetta e una parte dell’ambiente dunale. Accompagnati da Alessia Felizzi, referente della cooperativa di Penne che ha in gestione l’area protetta, il gruppo di esperti è rimasto sul posto dalle 10 alle 13 per rendersi conto di quanto è andato perso e di come intervenire per il ripristino ambientale. È già in programma un secondo sopralluogo più mirato visto che quello eseguito ieri era più che altro finalizzato ad una prima ricognizione. «I danni sono gravi», dice Artese, «l’incendio, che in alcuni tratti ha bruciato parecchio, ha messo in luce le criticità della falesia che è facilmente erosibile. Se non ci sarà un secondo rogo e con le opportune cautele la vegetazione dunale potrà riattecchire e riacquistare la sua bellezza. Purtroppo nel rogo è andata persa anche la microfauna rappresentata soprattutto da anfibi. Noi proporremo alcuni interventi di ripristino ambientale con la speranza che ci siano i fondi necessari. Occorre nello specifico», spiega la botanica, «procedere al rimboschimento con specie arboree della macchia mediterranea e al monitoraggio della vegetazione per evitare che non attecchiscano specie esotiche che possano avere il sopravvento su quelle autoctone», conclude Artese.
La Cogecstre ha anche quantificato con l’ausilio dei droni i danni provocati dall’incendio. Le immagini catturate dall’alto hanno accertato che nel rogo è andata distrutta il 10% della superficie della riserva naturale che si estende su 285 ettari (che diventano 400 con la fascia di protezione esterna), da Punta Penna alla foce del fiume Sinello. Nel frattempo è stata rimossa buona parte dei rifiuti che erano emersi subito dopo il rogo e che testimoniano la totale assenza di senso civico da parte della maggioranza di persone che frequentano quei luoghi e che dovrebbero tenere dei comportamenti rispettosi verso l’ambiente.