E Ignazio dice alla sindaca Raggi «Mi auguro che lei inizi presto l’azione di governo a Roma Nei primi tre mesi feci di più»

CHIETI. Il marziano è finalmente atterrato a Chieti. L’atteso ultimo teste del processo Angelini, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, il cui indirizzo di casa non si è riusciti a rintracciare per...
CHIETI. Il marziano è finalmente atterrato a Chieti. L’atteso ultimo teste del processo Angelini, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, il cui indirizzo di casa non si è riusciti a rintracciare per mesi, raggiunto finalmente dalla citazione si è presentato ieri poco dopo le 12.30 in piazza San Giustino accompagnato dai suoi avvocati. Prima di salire sul banco dei testimoni, intrattenendosi con i giornalisti, si è detto subito “stupito” per la difficoltà di essere rintracciato. «All’epoca ero sotto scorta, dunque affidato allo Stato, sono davvero sorpreso che potessero definirmi ‘sconosciuto all’indirizzo’». Da sindaco di Roma, Marino dice di aver sempre rifiutato la scorta, sin quando l’allora prefetto Franco Gabrielli lo aveva convinto ad accettarla, «dopo che ho ricevuto due lettere minatorie contenenti proiettili, in cui si minacciavano anche mia moglie e mia figlia». Proprio perché sotto scorta, dalla sua abitazione di via Santa Chiara a Roma, a 50 metri dal Senato, dove pure gli avevano mandato la citazione, era sparito il nome dal citofono. Ed è forse proprio questo il motivo della difficoltà di essere trovato. Marino in questi giorni è in giro per l’Italia per presentare il suo libro “Un marziano a Roma”, incontri che spesso si colorano dei temi referendari. «Sin dal 2009, quando mi candidai alla segreteria del Pd», ha detto ieri, «ero l'unico a chiedere l’abolizione totale del Senato. Abolire il Senato è però diverso dal consegnarne l'elezione al ceto politico».
Infine, una battuta anche sul sindaco Virginia Raggi: «Mi auguro che inizi presto l'azione di governo. Noi nei primi tre mesi avevamo chiuso la più grande discarica d'Europa, avviato un piano di rientro con un taglio degli sprechi di 450 milioni di euro, utilizzato il merito come metodo, sostituendo ai vertici delle aziende gli amministratori sulla base del loro curriculum non delle tessere di partito o delle indicazioni degli amici, e avevamo anche compiuto dei gesti simbolicamente forti come la pedonalizzazione dei fori imperiali». (a.i.)

