E il sindaco dice: la situazione mi preoccupa

Ferrara: «Pronto a incontrare i dipendenti e a seguire la vicenda da vicino con la strada del dialogo»
CHIETI. Lo sciopero alla Dayco, una delle realtà industriali più importanti della zona industriale teatina, ha destato allarme anche a livello istituzionale. «Ho appreso dello sciopero nello stabilimento teatino con grande preoccupazione», dice il sindaco Diego Ferrara, «come amministrazione certamente abbiamo intenzione di seguire da vicino la vicenda per capire se è vero, come temono i sindacati, che possa iniziare un percorso di delocalizzazione. Siamo ovviamente preoccupati per il futuro della nostra zona industriale che, negli anni, ha visto troppe chiusure di tante fabbriche con una dura ripercussione a livello sociale».
Il sindaco annuncia di voler incontrare le rappresentanze sindacali: «Sarà un incontro informale», specifica, «una chiacchierata per avere maggiore contezza della situazione». L’incontro potrebbe essere calendarizzato già tra una decina di giorni, all’esito delle nuove manifestazioni di protesta indette nella giornata di ieri con l’assemblea dei lavoratori che ha fissato per il 29 e il 30 aprile altre due giornate di sciopero. «Dopo questo incontro, di concerto con le rappresentanze sindacali», aggiunge Ferrara, «il Comune potrebbe anche organizzare una visita nel sito industriale di Chieti Scalo per prendere contatti con il vertice aziendale e approfondire la situazione».
L’amministrazione, dunque, si mette a disposizione con atteggiamento dialogante per seguire da vicino la vicenda Dayco che, con i suoi 329 dipendenti, rappresenta una realtà industriale di grande spessore all’interno della vallata del Pescara. Certo è che in molti ritengono che ormai siano finiti i tempi in cui le passate generazioni di management Dayco vedevano nello stabilimento teatino una pietra miliare della produzione della multinazionale. «Questa fabbrica», ricorda un dipendente, «era stata pensata come “ombelico” dell’universo Dayco. Se ora si delocalizza la calandra, cioè si porta fuori la produzione della materia prima per la realizzare le cinghie di trasmissione, anche questa fabbrica in futuro non avrà più motivo di esistere». (a.i.)
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