E il tribunale di Lanciano assolve Angelini jr

8 Novembre 2014

Non abbandonarono i pazienti con la scabbia, scagionati la figlia Chiara, Cerasoli e Rocco Salini

LANCIANO. Assolti perché il fatto non sussiste. Non abbandonarono i pazienti non autosufficienti della casa di riposo “Piccolo Rifugio La Cicala srl” di Atessa, né ci fu un’epidemia di scabbia nella struttura. Il giudice del tribunale di Lanciano, Francesco Marino, ha assolto con formula piena Chiara Angelini, di 37 anni e Alberto Cerasoli, di 59, rispettivamente legale rappresentante e responsabile sanitario della casa di cura e l’ex presidente della regione Abruzzo, Rocco Salini, 82 anni, che era coordinatore sanitario della Cicala, che erano accusati di concorso in abbandono di incapaci e lesioni conseguenti a tale abbandono.

I fatti che erano contestati alla figlia di Vincenzo Angelini e gli altri due risalivano all’aprile 2010, quando nella casa di cura di proprietà del gruppo Angelini, che era nella fase calda del tracollo finanziario che comportò il fallimento delle strutture sanitarie, si riscontrarono presunti casi di scabbia. La malattia infettiva, contagiosa, un tempo dovuta alla scarsa igiene e alla povertà, colpì tre dei 48 pazienti, anziani e con problemi psichiatrici, e un lavoratore dei 20 dipendenti della casa di riposo. I casi furono diagnosticati dall’unico dirigente medico che era rimasto nella struttura che era una residenza per persone diversamente abili e anziani non autosufficienti incapaci di provvedere a se stessi.

Proprio di questi pazienti Angelini, Salini e Cerasoli, dovevano aver custodia per ragioni di cura. Ma, secondo l’accusa, questo non accadde. “I tre non avrebbero acquistato e predisposto mezzi e personale sufficienti e adeguati allo svolgimento delle prestazioni socio-assistenziali in favore degli ospiti della casa di cura e non avrebbero assicurato la sussistenza di idonee condizioni igienico sanitarie della struttura e dei pazienti tanto che V.N., E.D.S. e S.L. contrassero un'infezione da ectoparassitosi, ossia la scabbia, dalla quale derivavano una lesione personale”. Ma le accuse sono state smontate e il giudice ha assolto tutti con formula piena, “perché il fatto non sussiste”.

Teresa Di Rocco