E in via Gran Sasso arriva la protezione civile

28 Luglio 2023

Il sopralluogo nell’area dei palazzi a rischio crollo: uno studio riconosce lo stato di emergenza

CHIETI. Chiesto il riconoscimento del rischio idrogeologico «molto elevato» per il versante nord della collina di Chieti, nell’area sovrastante il viadotto di viale Gran Sasso. La giunta ha approvato la proposta di perimetrazione delle aree pericolose non incluse nel piano di assetto idrogeologico. La documentazione dovrà essere trasmessa all’Autorità di Bacino della Regione Abruzzo, nell’ambito della richiesta dello stato di emergenza nazionale, finalizzato a realizzare opere pubbliche per mitigare il dissesto.
La protezione civile regionale e i funzionari del dipartimento nazionale ieri mattina sono stati a Chieti per un sopralluogo nella zona interessati dai provvedimenti di sgombero di condomini e scuole e per la definizione delle procedure per intervenire sulla messa in sicurezza del territorio. Presenti il sindaco Diego Ferrara, l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli, il funzionario comunale Tommaso Colella, responsabile del procedimento per la richiesta dello stato di emergenza e della riclassificazione delle aree, e il direttore dell’Agenzia di protezione civile regionale Mauro Casinghini. Con loro anche i due esperti che collaborano con il Comune sul tema: l’ingegnere Giovanni Masciarelli, già funzionario del Genio civile, e il docente universitario della d’Annunzio Nicola Sciarra. «Lo studio realizzato», spiega Colella, «riconosce formalmente e per la prima volta, per tutta l’area immediatamente sovrastante al viadotto di viale Gran Sasso un rischio idrogeologico molto elevato, proponendo una “classificazione R4”, la cui mancanza ha causato nel corso degli anni un rallentamento della risposta alle esigenze dei cittadini residenti. Con questa classificazione, che dovrà essere posta ora al vaglio dell’Autorità di bacino, da un lato daremo risposta al dipartimento di Protezione civile nazionale e all’Agenzia di protezione civile regionale in relazione all’iter di riconoscimento dello stato di emergenza nazionale, come da richieste da noi formalizzate, dall’altro lato potremo attivare nuove istanze di finanziamento semplificate sulla base delle norme nazionali per i cosiddetti “abitati da consolidare”, questo per la realizzazione di opere pubbliche finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico». «Lo studio», conclude, «è stato condiviso con il dipartimento di Geologia dell’università con cui abbiamo da mesi costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare e si basa sulla documentazione bibliografica e storica dell’area, sul censimento dei danni degli edifici e sui dati acquisiti sia mediante immagini satellitari che mediante prove in sito commissionate dall’amministrazione nel 2019 e nel 2023». (y.g.)
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