E le imprese chiedono una svolta al porto

Appello dell’AssoVasto alla Regione e alla politica vastese: «Sono necessarie nuove infrastrutture»
VASTO. Le imprese e i sindacati chiedono alla Regione e alla politica del Vastese di mettere in campo tutte le azioni necessarie per ottenere l’adeguamento delle infrastrutture del territorio, a partire dal porto passando poi per viabilità e servizi. Fa piacere la notizia arrivata dalla Regione sull’apertura delle buste per l’affidamento da 773.529,22 euro per il progetto esecutivo del porto, ma in tanti aspettare per cantare vittoria: più volte in questi anni è stato annunciato il rilancio di Punta Penna. «È necessaria anche la ricerca di investimenti e finanziamenti per potenziare l’esistente», chiede a nome delle aziende dell’AssoVasto, il direttore Giuseppe La Rana.
Anche le multinazionali hanno più volte invocato servizi che riducano i costi e accelerino i trasferimenti delle merci. In questo periodo sono in corso trattative alla Denso. In gioco c’è la produzione dei nuovi motori elettrici. «È fondamentale dare alle industrie tutto quello che serve, altrimenti vanno altrove». È categorico il direttore di AssoVasto e dello stesso avviso è il presidente Alessandro Grassi: a parere degli industriali Punta Penna può aiutare le aziende a ridurre i costi di trasporto delle merci. Lo scalo non può più continuare a vivacchiare come in passato. Anche all’amministrazione comunale viene chiesto di voltare pagina e puntare con decisione a esaltare le potenzialità di questa struttura attraverso politiche di sostegno e rilancio dell’attività portuale e industriale.
Anche nei periodi più bui del lockdown, Punta Penna ha dimostrato di poter fare da traino all’economia. Pilkington e Denso aspettano di poter arrivare in porto con le merci. Anche la Sevel di Atessa punta sempre di più sul trasporto navale. Purtroppo da Vasto possono essere caricati solo 300 furgoni alla volta. Altri 800 furgoni devono raggiungere il porto di Salerno dopo aver attraversato la Trignina. Tradotto in cifre per la Sevel significa spendere 4 milioni di euro in più ogni anno. Le navi impiegate del tipo Ro-Ro, particolarmente indicate per il trasporto degli automezzi, potrebbero invece da Vasto seguire le rotte che conducono principalmente verso lo scalo di Capodistria e, sempre con maggiore frequenza, verso il porto di Ilichevsk in Ucraina. Troppe le spese per il trasporto su gomma. L’incremento del traffico via mare ha risvolti non solo sul piano economico-finanziario, con una riduzione e razionalizzazione dei costi logistici e di trasporto, ma che si ripercuote, in maniera ancora più tangibile in termini ambientali. «L’impiego delle navi», ricordano La Rana e Grassi, «riduce drasticamente il numero di bisarche da impiegare e far circolare su strade e autostrade, con una riduzione di emissioni di Co2 e polveri sottili. Basti pensare che sei navi per capacità di carico corrispondono a circa settecento autotreni».

