E oggi la tradizione della corsa dei santi

LANCIANO. È il giorno della resurrezione di Cristo che la città celebra con l’antica tradizione della “corsa dei santi”. Attorno alle 12.30, dopo la messa pasquale celebrata in cattedrale da...
LANCIANO. È il giorno della resurrezione di Cristo che la città celebra con l’antica tradizione della “corsa dei santi”. Attorno alle 12.30, dopo la messa pasquale celebrata in cattedrale da monsignor Emidio Cipollone, ci sarà la rievocazione dell’incontro tra Gesù risorto e Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia alla Vergine Maria. Le tre statue lignee, quella del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni, sono portate in spalla dai confratelli delle congreghe del Purgatorio, Sant’Agostino e Santa Maria Maggiore. Si muove San Giovanni che va ad annunciane alla Madonna la resurrezione di Cristo. Alla notizia la Vergine Maria perde il suo abito nero, segno di lutto, facendo risplendere il manto bianco. Le tre statue resteranno fino a martedì nella cattedrale quando poi alle 12, ci sarà la cerimonia del “saluto dei santi” al Salvatore.
Intanto venerdì sera a riempire piazza plebiscito ma anche i vicoli della città vecchia e del corso hanno pensato migliaia di lancianesi e non, che hanno assistito alla processione dell’effigie del Cristo morto e della “posata” tornata dopo oltre mezzo secolo proprio dinanzi alla Cattedrale. Occhi rapiti e cuori in preghiera. Il Cireneo scalzo, il confratello che porta in spalla la pesante croce di legno, e la statua del Cristo morto, la scultura lignea scolpita nel 1798 fermi al centro della piazza. La Pannarola, i simboli della Passione di Gesù, le statue della Madonna Addolorata, di Maria di Magdala e Maria di Cleofa portate in spalla dai confratelli posate accanto il sepolcro. Tra due ali di folla i 100 coristi e l’orchestra di Fiati “Pietro Marincola” hanno eseguito il Miserere Grande e il Christus Factus est di Francesco Masciangelo diretti dal maestro Alberto De Sanctis (ad adattare le musiche di Masciangelo all’orchestra di fiati è stato il maestro Leontino Iezzi). L’antica tradizione della posata ha scosso i cuori dei presenti. Ci sono stati anche sguardi sorpresi, altri che cercavano di capire cosa accadesse, ma il momento di preghiera e religiosità popolare che si voleva far rivivere c’è stato. Perfetta anche l’organizzazione da parte dell’arciconfraternita. Risolto poi l’enigma delle fiaccole accese o spente su corso Trento e Trieste: candele tutte accese. Il priore Raffele Sabella ha chiuso così la polemica scaturita per lo spegnimento dei ceri per non sporcare il pavimento presentoso- sui cui per la prima volta è passata la processione- di cui si era parlato ad inizio settimana. A pulire poi ci ha pensato la Ecolan. Mentre ad occuparsi della sistemazione della segnaletica, visto il periodo di ristrettezze del Comune, ha pensato la dirigente lavori pubblici Luigina Mischiatti, supportata da operai di una ditta esterna. (t.d.r.)

