E ora parte il master su poesia e scrittura inventato da Mogol

Il celebre autore avvia una collaborazione con l’ateneo «Bisogna insegnare la bellezza e coltivare i talenti»
CHIETI . L’autore delle canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, Mogol, l’attore Alessandro Preziosi e il compositore Giuseppe Barbera al pianoforte: sono stati loro i protagonisti dell’appuntamento principale della Notte dei ricercatori organizzata dall’università d’Annunzio. Sul grande palco allestito nel parcheggio del campus universitario, sono risuonate le note delle canzoni ormai patrimonio della cultura italiana, i cui versi sono stati interpretati da Preziosi, con la conduzione del maestro Angelo Valori. Il pubblico, che per entrare nell’area riservata al concerto ha dovuto mostrare il Green pass, è dovuto restare seduto al proprio posto, rispettando le regole anti-Covid. Ma il concerto è stato visibile anche al di fuori dell’area riservata. Sulla collina che scende verso il parcheggio, una sorta di tribuna naturale, sono stati sistemati dei cuscini così che tutti hanno potuto godere dello spettacolo.
Il maestro Mogol era arrivato in tarda mattinata ieri alla d’Annunzio insieme a Preziosi. «Questo spettacolo è nato dall’amicizia che mi lega al rettore Sergio Caputi, al direttore generale Giovanni Cucullo e poi anche al direttore del Dipartimento di lettere Carmine Catenacci», spiega subito il maestro a cui la d’Annunzio ha conferito la sua massima onorificenza, l’Ordine della Minerva 2018. «È una cosa chi mi inorgoglisce molto», continua Mogol, che mercoledì prossimo diventerà anche “Poliziotto ad honorem”, un altro riconoscimento a cui tiene moltissimo. Dalla Minerva in poi, tra Mogol, la sua scuola (il Centro europeo di Toscolano) e la d’Annunzio è partita una collaborazione che ha portato alla nascita quest’anno di un master di scrittura alla d’Annunzio. Il master fa parte del dipartimento di Lettere diretto da Catenacci, le iscrizioni sono ancora aperte. «Se si pensa che il 14% degli italiani scrive poesie», dice Mogol, «crediamo che questo master possa interessare tanti. Bisogna capire, però, cos’è poesia. Per me significa riprendere la bellezza della vita e comunicarla con le parole. Io mi sono sempre lasciato ispirare dalla musica: se la musica e il testo coincidono, allora c’è l’emozione».
Mogol conosce bene l’Abruzzo. Da adolescente ha passato intere estati al mare di Silvi Marina. La celebre “Canzone del sole”, cantata da Lucio Battisti, trae ispirazione proprio dalle estati abruzzesi, «meno la strofa del “mare nero”, lì parlo del disastro del petrolio nel mare della Grecia», precisa l’autore. «In Abruzzo mi trovo a casa», continua, «conosco bene il carattere, generoso ma anche permaloso, degli abruzzesi». Ai giovani Mogol dice di scoprire il loro talento, «perché tutti ne hanno uno. Bisogna solo capire qual è e poi coltivarlo attraverso lo studio». Ed è partita anche la collaborazione con la d’Annunzio e anche lo spettacolo di ieri sera, che Preziosi ha definito come un’operazione di «tessitura della bellezza di un arazzo, dove sono cuciti artigianalmente colori, situazioni ed emozioni che evocano sentimenti passati, presenti e futuri. Arrivando dal Lazio all’Abruzzo», continua l’attore, «ho sperimentato una incredibile suggestione che ritrovo in molte canzoni di Giulio Mogol: cioè una sorta di inno a una bellezza sempre sospesa, mai raggiungibile. Come sono certe preghiere. E come sono certe canzoni di Giulio Mogol».
Quanto al tema della Notte dei ricercatori, la bellezza, per Preziosi, «è una cosa che va condivisa, altrimenti diventa trascendenza, e perciò sono contento di condividere la bellezza con un pubblico, in modo che della bellezza si diventi anche consapevoli».

