E spunta il verbale del ’28 per un pesciolino ucciso

GUARDIAGRELE. È una storia che affonda le sue radici nel passato remoto di una Guardiagrele di 93 anni fa. Era il 1928 quando la cittadina divenne un esempio di protezione e tutela degli animali, a...
GUARDIAGRELE. È una storia che affonda le sue radici nel passato remoto di una Guardiagrele di 93 anni fa. Era il 1928 quando la cittadina divenne un esempio di protezione e tutela degli animali, a partire da un pesce rosso. Tutto merito di una multa comminata da due vigili urbani, o meglio due guardie municipali come si diceva all’epoca, a un bambino di appena 11 anni per l’uccisione di un pesce rosso nella bellissima vasca Aretusa della villa comunale. Una storia quasi incredibile che torna d’attualità in questi giorni con la rinnovata attenzione al decoro.
Il bambino protagonista di quell’episodio fu lo scomparso maniscalco Rolando Scioli, conosciutissimo nella cittadina e papà dei fratelli Filippo ed Enzo, il primo pluripremiato maestro del ferro battuto che negli stabilimenti della Sevel di Atessa, armato di martello, incudine e fucina per arroventare il ferro riuscì a stupire persino Sergio Marchionne, e il secondo, artista poliedrico, attore, declamatore di poesie e barzellettiere ma soprattutto alpino doc dalla folta barba e dal suo inseparabile cappello con la penna nera. Sono proprio Filippo ed Enzo a svelare quella storia di quasi un secolo fa con le guardie municipali a recitare il ruolo di pionieri della protezione e tutela degli animali.
Dal verbale di contravvenzione ai regolamenti municipali, a carico del signor Filippo Scioli, padre del bambino incriminato, redatto alle ore 17.30 del giorno 20 aprile 1928, dalle guardie Giuseppe Zazzara e Rocco Di Prinzio, emerge il racconto: i due pubblici ufficiali, una volta scoperto il pesce senza vita nella vasca della villa, vollero dare una lezione al giovane Scioli. Così procedettero all’interrogatorio di un testimone, il signor Luigi Di Prinzio: fu lui a raccontare che ad «ammazzare» il pesce era stato proprio il piccolo Rolando Scioli, figlio di Filippo. «Il bambino», precisa la testimonianza presa a verbale, «prima ha gettato molliche di pane ai pesci e poi, vedendo un pesce venire a galla, gli ha lanciato alcuni sassetti e l’ha colpito alla testa». Sempre nel verbale si precisa inoltre che il bambino, interrogato sull’accaduto, addirittura davanti al vice podestà dell’epoca, confessò le sue colpe, ammettendo di essere il responsabile della morte dell’animale. Naturalmente, la contravvenzione, essendo il responsabile minorenne, fu consegnata al padre Filippo.
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