Ecco Gaia, prima bimba partorita in acqua a Chieti

Fiocco rosa per l’esordio della vasca al policlinico, mamma e piccola stanno bene L’ostetrica Di Matteo: la tecnica addolcisce i dolori e rende più tranquilli i neonati
CHIETI. Mettere al mondo un bimbo in vasca accentua la naturalità del parto, riduce lo stress e affievolisce il dolore, permettendo così di seguire i ritmi naturali della nascita, accogliendo il neonato in un ambiente meno traumatico. Un metodo che sta riscuotendo un grande successo, circa il 40 per cento delle donne italiane è orientata verso il «parto dolce». Anche Chieti segna la svolta e annuncia la nascita del primo bimbo in vasca.
«Ho deciso di partorire in acqua al momento, non l’avevo valutato prima, ma è una scelta che consiglio a tutte le donne. È stata un’esperienza davvero straordinaria». Esprime senza mezzi termini tutta la sua gioia Melissa Grano, la giovane mamma di Chieti che ha dato alla luce la sua primogenita inaugurando la vasca per il parto in acqua installata all’Ostetricia del “Ss. Annunziata”.
Singolare coincidenza, la donna era venuta al mondo in Inghilterra 33 anni fa nella stessa modalità che, secondo gli esperti, migliora il benessere materno e neonatale, riducendo il dolore e i danni a carico dei tessuti perineali.
«A contatto con l’acqua sono riuscita a rilassarmi» aggiunge la neo mamma «e a contenere gli spasmi del travaglio. Ed è stato bellissimo potermi concentrare sulla magia di quei momenti, di cui conserverò un ricordo intenso e carico di emozione». La bimba, a cui è stato dato nome Gaia, pesa tre chilogrammi e gode di ottima salute. Presto potrà fare ritorno a casa, insieme alla sua mamma.
«Abbiamo voluto offrire alle donne una possibilità alternativa al parto tradizionale» puntualizza Cinzia Di Matteo, ostetrica e caposala della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’ospedale di Chieti.
«La vasca» prosegue «offre indubbi vantaggi, perché consente un rilassamento ottimale, libertà di movimento della partoriente e migliora il contatto tra il bambino e la mamma, che vive l’esperienza della nascita con gratificazione. Va ridotto al minimo l’intervento dell’ostetrica che, insieme al ginecologo e al neonatologo, si limita a garantire alla donna, oltre alla libertà di scelta, le condizioni di massima sicurezza e tutela per la salute della mamma e del neonato». Proprio per contribuire alla diffusione del parto in acqua, nei giorni scorsi si è tenuto il primo corso aziendale sul tema, rivolto a tutti gli operatori dei punti di nascita ai quali sono stati illustrati gli aspetti più importanti, pratici e psicologici, del “partorire ed essere partoriti” in acqua.
Il 20 febbraio scorso, invece, dopo 9 mesi nel grembo materno, cullata dal liquido amniotico, era nata accarezzata dolcemente dall’acqua la piccola Virginia Latorre, prima bimba venuta al mondo in una delle nuovissime sale parto, due dotate di vasca per il parto in acqua, dell’ospedale Spirito Santo di Pescara.
A Vasto, nell’ospedale San Pio, la tecnica alternativa al parto normale è attiva da quasi un decennio.
Le gestanti frequentano corsi di preparazione tenuti dal personale del reparto di Ginecologia decidendo le modalità acquatiche preferite. Fondamentale è il lavoro di squadra di medici, ostetriche, infermiere e ausiliari.

