Ecco la Venere teatina: ha una storia millenaria

10 Dicembre 2020

Statua in marmo trovata nel cantiere, l’archeologa: simbolo di una grande città Ma i lavori in piazza San Giustino vanno avanti: non c’è più bisogno di fermarsi

CHIETI . Una piccola testa di donna in marmo greco di colore bianco, quasi completamente intatta, riemerge dagli scavi di piazza San Giustino. L’archeologa Rosanna Tuteri, della Soprintendenza archeologica, l’ha definita una copia della Venere accovacciata di Doidalsas. «È una ipotesi», ha aggiunto precisando che «tutti i reperti sono ancora in fase di studio». E comunque non c’è dubbio che la piccola e bellissima Venere teatina sia da classificare come risalente all’età augustea, epoca nella quale l’antica Teate raggiunse grande splendore come testimonia il ritrovamento. «Risvegliata da un sonno millenario, questa Venere ci parla di una città bella e ricca», ha continuato l’archeologa, «che ebbe probabilmente la fase di massima espansione nell’età Giulio-Claudia».
Ma i reperti risalenti all’epoca classica non sono stati nemmeno visionati dagli archeologi della Soprintendenza. Sotto piazza San Giustino, infatti, non si è arrivati a scavare fino a giungere ai ritrovamenti romani che si trovano più in profondità rispetta a quanto è riemerso. Le indagini di archeologia preventiva – da fare per legge – si sono fermate solo al primo strato, riportando alla luce per lo più murature di epoca medioevale a parte qualche eccezione come la splendida testa di donna. Il resoconto di Tuteri è stato fatto nel corso della conferenza stampa di ieri al museo Barbella alla presenza del sindaco Diego Ferrara e della soprintendente Rosaria Mencarelli che, nel ribadire la sinergia attuata per la ristrutturazione della piazza principale della città, hanno anche confermato che i lavori non si fermano, perché quanto rinvenuto, per lo più risalente al Medioevo, non giustifica una interruzione del cantiere.
Il primo lotto di indagini di archeologia preventiva è ormai terminato, ciò significa che, Venere esclusa, tutto verrà ricoperto per procedere con i lavori di ripavimentazione della nuova piazza. Ma impresse attraverso le riprese del drone di Nicola Genovesi, le immagini resteranno nell’archivio della Soprintendenza. L’auspicio, ha detto la Mencarelli, è che si possa restituire qualcosa del passato della città «in un luogo destinato a raccontare e a presentare quanto rinvenuto con immagini, rilievi e con gli stessi reperti». Alla conferenza stampa erano presenti anche coloro che hanno lavorato al cantiere, da Sabatino Letta a Maria Di Iorio, Paola Riccitelli e Paolo Fraticelli. Ha preso la parola anche la responsabile dell’Archivio storico del Comune, Luigia Ioannone, i cui materiali sono stati importanti per l’indagine archeologica. Lei stessa ha ribadito la necessità di spostare l’archivio dall’autoparco, dove si trova ad oggi, nei locali messi a disposizione dalla Provincia.