Ecco le case per chi non ha nulla «Vogliamo aiutare i più poveri»

Chieti unica città abruzzese ad attivare il servizio con la collaborazione della Capanna di Betlemme Il sindaco: «È uno strumento di inclusione sociale per i cittadini che si trovano in estrema difficoltà»
CHIETI. Una casa per chi non ha nulla. Non una casa popolare dove rimanere a lungo, ma un rifugio temporaneo di tre mesi, prorogabili per altri tre mesi, dove coabitare insieme ad altre persone che si trovano nella stessa, difficile situazione. Due o tre inquilini, se ci sono bimbi piccoli magari anche di più, per ognuno dei tre appartamenti che l’amministrazione comunale ha messo a disposizione dei senzatetto, grazie al progetto inaugurato ieri mattina in collaborazione con l’associazione Papa Giovanni XXIII che a Chieti gestisce il centro d’accoglienza La Capanna di Betlemme.
A visitare i primi due appartamenti pronti in zona Porta Pescara sono stati ieri mattina il sindaco Diego Ferrara, l’assessore comunale alla politiche sociali Mara Maretti e il coordinatore del progetto, Luca Fortunato, direttore della Capanna di Betlemme. Gli appartamenti sono arredati in maniera semplice ed essenziale, ma completa. Hanno una cucina, una sala da pranzo, un bagno e due camere da letto. Entro la prima metà del mese saranno riempiti.
A scegliere chi potrà usufruire di questa possibilità sono i servizi sociali del Comune insieme a Fortunato. Chi sarà chiamato a far parte del progetto, entrerà anche in sistema di tutoraggio e accompagnamento al lavoro. «Chieti», ha detto il sindaco Ferrara, «è l’unico capoluogo abruzzese a fornire questo servizio. Un progetto di questo tipo era stato sperimentato a Pescara ma poi è terminato. Siamo felici di aver potuto far fruttare questi immobili comunali che altrimenti sarebbero rimasti inutilizzati. Sul nostro patrimonio comunale abbiamo avviato un’attenta azione di revisione che inizia a dare i suoi frutti».
Il progetto è una iniziativa di coabitazione sul modello del programma Housing First. «Come dice il nome», ha spiegato Fortunato, «Housing First significa che la casa deve venire prima di tutto. Nel senso che per aiutare chi si trova in stato di grave disagio, per prima cosa bisogna assicurare una stabilità abitativa. Solo da quella si può partire con una serie di progetti che hanno lo scopo di reinserire queste persone nel mondo sociale e lavorativo. Sono molto felice che l’iniziativa si sia finalmente concretizzata, anche perché siamo arrivati all’inverno e c’è sempre più bisogno di un ricovero per chi non ha un tetto».
L’iniziativa dura un anno, ma tre mesi sono già trascorsi per risistemare gli appartamenti che erano in pessimo stato. L’importo è di 47mila euro, soldi reperiti grazie al fondo nazionale per la povertà estrema, ma l’assessore Maretti annuncia un potenziamento dell’iniziativa grazie ai fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza: «Avremo a disposizione altri 700mila euro per questa iniziativa che dunque potrà continuare», ha detto l’assessore Maretti, «stiamo infatti già individuando un quarto appartamento. Stiamo concretizzando diverse azioni di contrasto alla povertà, a partire dal Pronto intervento sociale che il Comune è riuscito ad attivare insieme alla Caritas diocesana e alla sezione teatina della Croce rossa italiana».

