Edi Rama riceve la Minerva Aiutò l’Italia per il Covid

La massima onorificenza va al premier albanese davanti alla platea gremita: «Il mio popolo ha un obbligo da onorare, questa è la nostra idea di Europa»
CHIETI. Per il primo ministro albanese Edi Rama la visita di ieri in Italia e in Abruzzo ha il sapore autentico di un «ritorno al futuro». Perché, nella sua idea di nazione, immagina di traghettare l’Albania del domani ripercorrendo non le orme tracciate da nazioni come la Francia o la Germania, bensì abbracciando quella scala valoriale fatta di altruismo e aiuto tra i popoli che ha ritrovato nel nostro Bel Paese: «Preferisco il genio e la sregolatezza italiani: l’Italia è l’Albania del futuro», chiosa all’arrivo in aeroporto, non prima di aver rimarcato che «verso l’Italia il popolo albanese ha una grande riconoscenza per tutto ciò che ha fatto in passato, ospitando migliaia di profughi che scappavano dalla povertà: abbiamo un obbligo da onorare che non basterà una vita».
Proprio mosso da questo spirito, quando per le strade sfilavano i carri armati pieni di bare nella prima ondata della pandemia, in un video in italiano rimbalzato in tutto il mondo, il premier albanese annunciò l’invio di medici e infermieri dall’altra parte dell’Adriatico «per combattere lo stesso nemico invisibile», il Covid. Un aiuto simbolico che in quei giorni terribili ha significato più di tante parole e che oggi, a distanza di tre anni, gli è valso l’assegnazione dell’Ordine della Minerva, la massima onorificenza dell’università d’Annunzio. A consegnarla, con l’approvazione unanime del senato accademico, il rettore Sergio Caputi, ieri pomeriggio durante la cerimonia d’inaugurazione ufficiale dell’anno accademico a Chieti, nell’auditorium del rettorato, evidenziando la «riconoscenza più profonda per la concreta solidarietà espressa nei confronti del nostro Paese» e la «generosità del governo, dei medici e dell’intero popolo albanese».
L’ARRIVO CON UN VOLO DI LINEA
La giornata abruzzese di Edi Rama è iniziata ieri mattina intorno alle 12. Arrivato a Pescara a bordo di un volo di linea, assieme a una delegazione del suo governo e ad alcuni rappresentanti del mondo accademico balcanico, racconta i retroscena dell’attribuzione dell’onorificenza: «Quando ho ricevuto l’invito pensavo fosse solo per assistere alla cerimonia. Invece, quando ho saputo di essere stato scelto da un’università così prestigiosa, ho provato una certa perplessità e quasi imbarazzo. Sono l’unico esponente del Governo a non avere un titolo accademico e ricevere la Minerva per me rappresenta un grande onore».
LA CONSEGNA DELLA MINERVA
Commosso, con la voce spezzata, Rama riceve nel pomeriggio la consegna dell’onorificenza dell’Ordine della Minerva di fronte a una sala gremita. Il premier ascolta le motivazioni del riconoscimento e rimarca come Minerva sia la dea della saggezza e la protettrice del sapere: «Due virtù che non vengono mai associate a chi fa politica», ci scherza su prima di citare D’Annunzio, Madre Teresa e persino Mogol, seduto accanto a lui in prima fila, per parlare al popolo universitario di tolleranza, speranza e fiducia nel domani e nell’Europa. L’invio di personale sanitario per lui è stato «un gesto d’istinto, umano, elementare, simile a quello che ispira il giuramento di Ippocrate, senza chiedersi se si stava da una parte o dall’altra dell’Adriatico. Un aiuto simbolico, di sicuro insufficiente a rovesciare le sorti di una guerra invisibile, ma al tempo stesso un gesto d’affetto che abbiamo fatto nella convinzione che l’Italia nei nostri confronti avrebbe agito ugualmente, come già avvenuto in passato». Il tutto «senza aspettarci lodi», insiste Rama, in un momento storico in cui «Paesi più grandi, forti e con più risorse hanno distolto lo sguardo».
In questo contesto Edi Rama diventa il simbolo di un’Albania che non si volta dall’altra parte e di uno spirito europeo che «va al di là dei confini tra stati», come rimarca più volte, simbolo di un’umanità semplice e accogliente. «Lo abbiamo fatto per noi», conclude, «per insegnare ai nostri figli che la solidarietà va oltre la fede, la lingua e il colore. Vogliamo farli crescere in quello spirito umanista che è la culla dell’Italia e che ha ispirato anche la nascita dell’Unione Europea, dove aspiriamo ad entrare». Infine un riferimento a Giorgia Meloni ed Elly Schlein: «Sono fiducioso che in mano a due donne, una madre e una figlia di una rivoluzione arcobaleno, l’Italia possa diventare la musa di un rinascimento europeo e umano». E giù un minuto di applausi.
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